
Clima incandescente ieri sera in Consiglio comunale a Buccinasco, dove la discussione sul bilancio consuntivo 2025 si è trasformata in uno scontro frontale tra maggioranza e opposizione. Al centro del dibattito, le opere pubbliche annunciate e non realizzate: undici quelle previste, solo due quelle effettivamente portate a termine. Tra i progetti rimasti sulla carta spicca il caso del mercato coperto di via della Resistenza, diventato ormai simbolo della battaglia politica cittadina. Proprio su questo punto si è scatenato il confronto più duro, tra accuse, ironie e attacchi personali.
A rompere gli indugi è stato il capogruppo della Lega Manuel Imberi, che ha sferrato un attacco diretto all’amministrazione: «La sinistra verrà ricordata come quella che ha cementificato di più Buccinasco». Nel mirino, una lunga serie di operazioni urbanistiche: dalla vendita di aree verdi in via Vivaldi e via Resistenza, dove – secondo l’opposizione – erano stati promessi servizi pubblici come scuola, parco e caserma, fino alla trasformazione di quegli spazi in palazzine e attività commerciali.
Il caso più emblematico resta però quello del capannone acquistato dal Comune per circa 857mila euro con l’obiettivo di realizzare un mercato coperto. «Oggi quell’immobile è all’asta e diventerà l’ennesimo intervento residenziale», ha incalzato Imberi, parlando di «fallimento» e accusando la giunta di aver «dilapidato il patrimonio immobiliare per fare cassa». Sulla stessa linea anche Luigi Iocca, che ha parlato di «maschera caduta» e di «ennesima variante edilizia che sostituisce servizi pubblici con cemento». Parole dure, accompagnate da un’immagine evocativa: «Avevano promesso mercato, scuola e parco. Oggi ci sono palazzine e un fast food».
Dal fronte opposto, la maggioranza ha difeso la scelta spostando il focus sugli aspetti economici. La tesi è che l’operazione potrebbe comunque risultare vantaggiosa per le casse comunali: a fronte di una spesa di circa 870mila euro, la base d’asta supera il milione. Una prospettiva che, secondo la giunta, consentirebbe di recuperare risorse utili per altri servizi. Non sono mancati però i distinguo: le aste potrebbero andare deserte, motivo per cui è stata prevista la possibilità di trasformare la destinazione dell’area da servizi a residenziale. Inoltre, nel dibattito è emerso anche il tentativo di ridimensionare la responsabilità politica dell’operazione, attribuendo l’idea originaria del mercato coperto a soggetti esterni come Confcommercio.
Il confronto ha poi assunto toni ironici, quando dai banchi della maggioranza è stato evocato Silvio Berlusconi: «Ci avrebbe applaudito, visto che ci guadagniamo». Una battuta che ha innescato la replica immediata dell’opposizione: «Berlusconi è stato prima immobiliarista e poi politico. Qui è successo il contrario: da amministratori di centrosinistra vi siete trasformati in immobiliaristi».
Al termine della seduta resta una frattura netta. Da un lato la maggioranza rivendica una scelta pragmatica, orientata al recupero economico e alla rigenerazione urbana. Dall’altro l’opposizione parla di un modello che, dietro la necessità di fare cassa, sacrifica spazi pubblici e promesse ai cittadini. E mentre il destino del mercato coperto è naufragato nelle logiche del mercato, il caso continua ad alimentare uno scontro politico destinato a proseguire anche fuori dall’aula consiliare.













