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Aggressioni a Corsico, Ventura anticipa su Facebook gli esiti delle indagini: informazione istituzionale o fuga in avanti?

In un reel pubblicato dal sindaco vengono annunciati gli esiti degli accertamenti dei Carabinieri sulle due aggressioni avvenute in città. Una scelta che apre interrogativi sul rapporto tra informazione istituzionale, comunicazione politica e riservatezza delle indagini

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Nella foto, uno dei protagonisti delle aggressioni avvenute a Corsico nei giorni scorsi e, nel riquadro, un fotogramma del video pubblicato dal sindaco Ventura

Un video pubblicato su Facebook dal sindaco di Corsico Stefano Ventura riaccende il dibattito sul delicato confine tra comunicazione istituzionale e riservatezza delle indagini. Nel reel dedicato alle recenti aggressioni avvenute in città, il primo cittadino afferma infatti che «i Carabinieri, che hanno condotto le indagini, sono riusciti a individuare tutti i soggetti partecipanti a entrambe le azioni, anche grazie all’utilizzo delle telecamere del Comune».

Non si tratta di una semplice rassicurazione rivolta ai cittadini. Ventura comunica due elementi specifici: che tutte le persone coinvolte sarebbero state individuate e che le immagini del sistema di videosorveglianza comunale avrebbero avuto un ruolo decisivo nelle attività investigative. Si tratta però di informazioni che, fino a quel momento, non risultavano
essere state diffuse attraverso i canali ufficiali dell’Arma dei Carabinieri né della Procura della Repubblica.
Da qui nasce una domanda: un sindaco può rendere pubblici particolari sullo stato delle indagini ricevuti nell’ambito dei rapporti  istituzionali con le forze dell’ordine?  La risposta non è automatica. Il fatto che un amministratore venga informato dell’evoluzione di un’inchiesta per ragioni istituzionali non significa necessariamente che sia autorizzato a divulgarne il contenuto. Allo stesso tempo, sulla base degli elementi oggi disponibili, non è possibile affermare che sia stato violato il segreto investigativo o che siano stati compromessi gli accertamenti, circostanze che potrebbero essere valutate solo conoscendo gli atti e le modalità con cui le informazioni sono state eventualmente condivise.
Resta tuttavia il tema dell’opportunità istituzionale. Le indagini risultano ancora in corso e la Procura non ha comunicato  pubblicamente la posizione delle persone individuate. Inoltre, il termine “identificati” non equivale a “indagati”, “denunciati” o, tantomeno, “colpevoli”. Anticipare pubblicamente che tutti i partecipanti sarebbero stati individuati potrebbe, almeno in astratto, influire sul comportamento delle persone coinvolte o di altri soggetti interessati dagli accertamenti.
Lo stesso Ventura, nel video, ricorda quale sia il percorso istituzionale previsto in situazioni di questo tipo: «Nel momento in cui  accadono episodi di questo tipo, si scrive una nota al prefetto». È proprio questo passaggio a far emergere la questione. Da una parte il sindaco richiama correttamente il ruolo delle autorità competenti; dall’altra utilizza informazioni relative all’attività investigativa per rispondere alle critiche politiche ricevute sul tema della sicurezza.
Nel prosieguo del video, infatti, Ventura richiama anche una nota della Prefettura che evidenzia una diminuzione della delittuosità negli ultimi due anni, sostenendo che a Corsico non vi sia alcuna emergenza sicurezza e definendo «completamente false» alcune ricostruzioni dell’opposizione. Sul piano politico ogni amministratore ha naturalmente il diritto di difendere il proprio operato. Più delicata è invece la scelta di utilizzare, nel confronto politico, informazioni che riguardano indagini ancora in corso e che non risultano essere state comunicate dagli organi investigativi.
La vicenda, quindi, non pone soltanto un tema di correttezza istituzionale, ma richiama anche i principi che regolano la diffusione delle notizie giudiziarie. Giornalisti, forze dell’ordine e magistratura operano infatti secondo regole precise, distinguendo tra persone identificate, denunciate, indagate o arrestate e valutando tempi e modalità della pubblicazione per non interferire con gli accertamenti e per garantire il rispetto della presunzione di innocenza.
Il punto, dunque, non è stabilire se sia stato commesso un illecito, circostanza che allo stato non è possibile affermare, ma interrogarsi sul confine tra la legittima comunicazione politica e la diffusione di informazioni investigative ancora non rese pubbliche dalle autorità competenti. Un confine che, soprattutto quando sono in corso indagini della Procura, richiede particolare cautela. La domanda rimane una e una sola: un sindaco può utilizzare informazioni investigative non  ancora comunicate ufficialmente per rispondere alle critiche politiche? È una domanda legittima, supportata dai fatti, e lascia al lettore gli elementi per formarsi un’opinione.

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