
Una relazione nata da poco, i primi contrasti, una richiesta d’aiuto che si interrompe dopo appena cinque secondi e una scia di prove scientifiche che ha portato al fermo del presunto assassino. È la ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Alessio Borelli, il quarantunenne trovato morto l’11 luglio nel suo appartamento di Corsico, ma ucciso, secondo gli investigatori, la mattina dell’8 luglio. Per l’omicidio è stato fermato Ahmad Abdelghani, cittadino egiziano di 39 anni, arrestato dai carabinieri dopo giorni di ricerche e ora gravemente indiziato del delitto. Due giorni prima dell’omicidio, il 6 luglio, l’uomo era già stato arrestato a Milano dopo aver minacciato alcuni volontari dei City Angels brandendo un coltello e urlando frasi inneggianti ad Allah. In quell’occasione aveva aggredito anche i carabinieri intervenuti per identificarlo. Il giorno successivo il giudice aveva convalidato l’arresto disponendo nei suoi confronti il divieto di dimora nella provincia di Milano.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Borelli e Abdelghani avevano una relazione sentimentale da circa un mese. I messaggi recuperati dai cellulari mostrano però come il rapporto avesse iniziato a incrinarsi. «Sono tanti giorni che siamo insieme h24 e la cosa ha iniziato un po’ a pesarmi», scrive Borelli il 6 luglio, cercando comunque di rassicurare il compagno: «A me piace stare con te, non fraintendere il mio comportamento». Abdelghani gli risponde annunciando l’intenzione di tornare nell’appartamento per riprendere i propri effetti personali.
Che cosa abbia fatto precipitare la situazione resta ancora da chiarire. La mattina dell’8 luglio alcuni vicini sentono urla e richieste di aiuto provenire dall’abitazione di via Parini e allertano il 112. I carabinieri arrivano sul posto e suonano ripetutamente al citofono e alla porta, ma nessuno risponde. Secondo l’ipotesi investigativa, Borelli è già stato ucciso.Un dettaglio, però, colpisce più di ogni altro. Alle 9.32 parte una chiamata al 112 dal telefono della vittima. La conversazione dura appena cinque secondi: si sente soltanto un «buongiorno», poi la linea cade. Gli investigatori sospettano che Borelli abbia tentato disperatamente di chiedere aiuto e che il telefono gli sia stato strappato di mano durante l’aggressione.
Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della Compagnia di Corsico, supportate dagli specialisti del Sis di Milano e del Ris di Parma, hanno poi raccolto numerosi elementi a carico del trentanovenne. Il suo Dna sarebbe stato isolato sui due coltelli sequestrati nell’appartamento, su tracce biologiche e su una canottiera, mentre un’impronta palmare insanguinata è stata rilevata su una porta-finestra dell’abitazione.
Determinante, secondo gli investigatori, è stato anche un dettaglio emerso durante il precedente arresto del 6 luglio. Poiché Abdelghani si era rifiutato di fornire il codice di sblocco del cellulare, un brigadiere era riuscito comunque ad associare il numero telefonico al dispositivo effettuando una chiamata al 112. Proprio quel numero, due giorni dopo, risulterà aver contattato ripetutamente Borelli nelle ore immediatamente precedenti all’omicidio.














