
Un arresto, la scarcerazione, il divieto di dimora nella provincia di Milano e, meno di quarantotto ore dopo, un omicidio. È la sequenza di eventi che gli investigatori stanno ricostruendo attorno alla morte di Alessio Borelli, il 41enne trovato senza vita l’11 luglio nel suo appartamento di Corsico, ma che, secondo la Procura di Milano, sarebbe stato ucciso la mattina dell’8 luglio. Per il delitto è in carcere Ahmad Abdelghani, cittadino egiziano di 39 anni, accusato di omicidio pluriaggravato. Nell’interrogatorio di convalida davanti al gip Sara Cipolla ha ammesso soltanto di conoscere Borelli e di frequentare la sua abitazione, scegliendo poi di avvalersi della facoltà di non rispondere. La Procura ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, mentre la difesa ha sollecitato una misura meno afflittiva.
Il coltello e le minacce ai City Angels
La vicenda prende una piega inquietante la sera del 6 luglio. Sono da poco passate le 22.30 quando quattro volontari dei City Angels raggiungono il parchetto di via Pini, a Milano, per assistere alcune persone senza fissa dimora. All’improvviso, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, compare un uomo con un coltello in mano, il volto parzialmente coperto da una maglietta e le urla: «Allah Akbar, go away».
La chiamata al 112.
Pochi minuti dopo arrivano i carabinieri del Nucleo Radiomobile. Alla richiesta dei documenti, l’uomo – identificato in Ahmad Abdelghani – reagisce violentemente, colpendo i militari con calci, pugni e morsi. Viene arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Durante gli accertamenti si rifiuta di comunicare il codice di sblocco del proprio telefono cellulare. È in quel momento che un brigadiere ha un’intuizione destinata a rivelarsi decisiva nelle successive indagini: effettua una chiamata al 112 dal dispositivo e si fa comunicare il numero telefonico associato a quello smartphone.
La direttissima e il ritorno in libertà
La mattina successiva, 7 luglio, Abdelghani compare davanti al giudice per la direttissima. Nel corso dell’udienza fornisce una ricostruzione confusa, parlando dell’esistenza di alcuni video che lo ritrarrebbero durante un rapporto sessuale con un uomo e sostenendo di temerne la diffusione. Racconta inoltre di essere arrivato in Italia nel 2024, di avere moglie e figli in Egitto e di aver lavorato come muratore. Il giudice convalida l’arresto ma dispone nei suoi confronti il divieto di dimora nella provincia di Milano. Secondo l’accusa, quella misura non verrà rispettata.
La relazione con Alessio Borelli
Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno ricostruito anche il rapporto tra Abdelghani e Borelli. I due avevano una relazione sentimentale iniziata circa un mese prima. I tabulati telefonici e i messaggi scambiati mostrano contatti quotidiani e una frequentazione molto intensa. Negli ultimi giorni, però, il rapporto si sarebbe incrinato. «Se sei ancora in zona tornerò da te e prenderò subito le mie cose», scrive Abdelghani il 6 luglio.
La risposta di Borelli appare conciliatoria: «A me piace stare con te, non fraintendere il mio comportamento. Sono tanti giorni che siamo insieme h24 ed essendo abituato a stare da solo la cosa ha iniziato un po’ a pesarmi». Secondo quanto riferito agli investigatori da un amico della vittima, negli ultimi tempi sarebbero emersi anche episodi di gelosia da parte del trentanovenne.
Nel cellulare di Borelli vengono inoltre trovati due video ai quali Abdelghani aveva fatto riferimento durante la direttissima. Dagli accertamenti, però, non risulta che quei filmati siano mai stati diffusi online o condivisi in modo tale da giustificare il timore manifestato dall’indagato.
L’omicidio
Secondo la ricostruzione della Procura, la mattina dell’8 luglio Abdelghani raggiunge comunque l’appartamento di Borelli, nonostante il divieto di dimora. È lì che, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, la situazione degenera. Gli investigatori ritengono che il trentanovenne abbia prima stretto una sciarpa attorno al collo della vittima e poi l’abbia colpita ripetutamente con due coltelli, provocandole ferite mortali al collo e
alla testa.
Alle 7.56 iniziano cinque telefonate dal cellulare di Abdelghani verso quello di Borelli. Le prime quattro rimangono senza risposta; la quinta dura 47 secondi. Poco dopo alcuni residenti sentono urla e richieste di aiuto provenire dall’appartamento e allertano il 112. II carabinieri arrivano sul posto, suonano ripetutamente al citofono e bussano alla porta, ma nessuno risponde. Secondo la ricostruzione investigativa, Borelli è già stato ucciso.
Alle 9.32 parte una chiamata al 112 dal cellulare della vittima. La conversazione dura appena cinque secondi: si sente soltanto un «buongiorno», poi la linea cade. Gli investigatori ipotizzano che Borelli abbia tentato di chiedere aiuto e che il telefono gli sia stato strappato di mano durante l’aggressione.
Le prove
L’uomo fugge, ma nell’appartamento lascia numerose tracce. Gli specialisti della Sezione Investigazioni Scientifiche di Milano e del Ris di Parma isolano il profilo genetico dell’indagato sui due coltelli ritenuti le armi del delitto, su una canottiera e su alcune tracce biologiche rinvenute nell’abitazione. A questi elementi si aggiunge un’impronta palmare insanguinata impressa su una porta-finestra.
Proprio il numero di telefono ricavato durante il precedente arresto del 6 luglio consentirà agli investigatori di collegare con certezza Abdelghani alle telefonate effettuate nelle ore immediatamente precedenti al delitto. Dopo giorni di ricerche, il 39enne viene rintracciato il 28 luglio in un’area boschiva nei pressi dell’ex Palasharp, a Milano, e sottoposto a fermo.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno essere vagliate nel corso del procedimento. L’elemento che colpisce maggiormente non è tanto la dinamica dell’omicidio, quanto il fatto che l’indagato fosse già stato arrestato appena due giorni prima per un episodio di estrema violenza e che, dopo la direttissima, fosse tornato in libertà con il solo divieto di dimora. È un dato oggettivo che inevitabilmente suscita interrogativi.













