
“Voglio un sindaco che metta davvero al primo posto le persone”. Inizia così il post (leggi qui) pubblicato sui social da Sara Santoro, cittadina di Corsico, e in poche ore diventato virale. Un elenco puntuale, quasi metodico, di desideri che, letti uno dopo l’altro, somigliano più a un inventario delle mancanze che a un libro dei sogni. Una specie di cahier de doléance (quaderni delle doglianze in cui si annotavano critiche, richieste e denunce da presentare al re, denunce che riflettevano il malcontento sociale e chiedevano riforme fiscali, uguaglianza giuridica e una costituzione, preludio alla Rivoluzione francese, quella di liberté, legalité, fraternité).
Il re cui è destinato il post è Stefano Ventura da cinque anni sindaco della città. Già, perché tra anziani dimenticati, bambini che aspettano supporto concreto e persone fragili che rimbalzano da un ufficio all’altro, il quadro che emerge è quello di una città dove il ping-pong burocratico sembra essere l’unico sport davvero praticato con costanza. Altro che eventi e passerelle: qui il pubblico chiede risposte, non scenografie.
Nel suo lungo sfogo, Santoro chiede sicurezza “concreta”, specificando – nel caso ci fossero dubbi – che le ordinanze inutili non rientrano nella categoria. E mentre si invoca una polizia locale più numerosa e presente, soprattutto nelle zone critiche, viene spontaneo chiedersi dove si siano nascosti finora tutti questi agenti: forse impegnati in una missione segreta o semplicemente intrappolati nel traffico delle buone intenzioni.
Non manca il capitolo ambiente: rifiuti abbandonati, parchi poco illuminati, spazi pubblici che la sera diventano territori da evitare più che da vivere. Una città “vivibile”, si legge, dovrebbe esserlo anche dopo il tramonto – concetto rivoluzionario, evidentemente. E poi scuole, servizi sociali, attenzione agli animali: ogni punto toccato dal post sembra aprire una finestra su un problema noto, discusso, spesso segnalato. Ma, a giudicare dal tono del messaggio, raramente risolto. L’impressione è che a Corsico le “sfaccettature della città” vengano riconosciute… a intermittenza, come l’illuminazione di certi parchi.
Il risultato? Un post che, con una semplicità disarmante, riesce a fare ciò che spesso manca nei palazzi: mettere in fila le priorità. Senza slogan, senza filtri, senza eventi di contorno. E mentre la lista dei “voglio” continua a rimbalzare di condivisione in condivisione, resta una domanda sospesa: servirà a qualcosa o finirà archiviata anche questa, magari sotto la voce “apparenze”?













