
Il data center Retelit di via Canova è già una realtà in costruzione. Il cantiere è partito e il nuovo impianto dovrebbe essere completato entro dicembre. Un progetto che l’amministrazione comunale di Corsico presenta come un intervento di rigenerazione industriale e innovazione tecnologica, ma che continua a sollevare interrogativi tra cittadini e amministratori dei territori confinanti.
Di questo si è discusso ieri sera, mercoledì 24 giugno al Bem Viver Cafè, il bar del circolo Arci di Corsico, durante l’incontro pubblico “Data center, parliamone insieme!”, promosso da Corsico Solidale – Prima le Persone. A introdurre la serata è stato il consigliere comunale Ruggero Sparacino, mentre la relazione è stata affidata a Stefano Amann, responsabile formazione e componente del gruppo di lavoro sui data center di Rifondazione Comunista Milano.
L’obiettivo dell’incontro non era contestare in modo pregiudiziale il progetto, ma approfondirne caratteristiche, impatti e percorso amministrativo. Un confronto che ha evidenziato come, mentre il cantiere è già avviato, molte informazioni richieste da cittadini e territori interessati siano ancora oggetto di discussione. Tra gli aspetti che hanno maggiormente attirato l’attenzione c’è la tempistica dell’operazione. Secondo quanto ricostruito durante la serata, la Scia è stata presentata da Retelit il 25 febbraio 2026, è diventata efficace il 25 maggio e i lavori sono iniziati il 30 maggio. Nel giro di pochi giorni il progetto è quindi passato dall’iter autorizzativo all’apertura del cantiere, con una previsione di conclusione entro la fine dell’anno.
Il nuovo data center sorgerà all’interno degli ex capannoni Marcegaglia, un’area industriale dismessa da tempo. Proprio questo elemento rappresenta uno dei principali argomenti a favore dell’intervento: il recupero di un comparto produttivo abbandonato senza nuovo consumo di suolo agricolo. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il riuso dell’area. Il sito si trova infatti a ridosso del confine con Cesano Boscone e a poche centinaia di metri da quartieri residenziali densamente abitati. Il quartiere Tessera di Cesano Boscone e il quartiere Lavagna di Corsico distano circa 200 metri, mentre il quartiere Giardino si trova a circa 230 metri. Una vicinanza che porta inevitabilmente l’attenzione sugli eventuali effetti legati al funzionamento dell’infrastruttura.
Durante l’incontro si è parlato di rumore, calore, consumi energetici, sistemi di raffreddamento, generatori di emergenza e impatto complessivo dell’impianto. Temi che, secondo i relatori, richiedono dati pubblici e verificabili, soprattutto considerando la presenza di edifici residenziali di sette, otto e nove piani nelle immediate vicinanze. Uno dei passaggi più delicati della serata ha riguardato i rapporti istituzionali tra Corsico e Cesano Boscone. Secondo quanto riferito durante l’incontro, il Comune di Corsico non avrebbe convocato una conferenza dei servizi, mentre il Comune di Cesano Boscone si sarebbe attivato soltanto dopo aver appreso dell’avvio del progetto attraverso un comunicato diffuso da Retelit nel mese di maggio.
Un elemento che ha assunto una forte valenza politica. Secondo quanto ricostruito dai relatori, il sindaco di Cesano Boscone Marco Pozza sarebbe venuto a conoscenza dell’intervento tramite la comunicazione dell’azienda e non attraverso canali istituzionali tra i due Comuni. Una circostanza che ha suscitato interrogativi tra i partecipanti, anche perché Pozza e il sindaco di Corsico Stefano Martino Ventura appartengono entrambi al Partito Democratico.La posizione dell’amministrazione corsichese è stata richiamata attraverso una slide che riportava dichiarazioni del sindaco Ventura. Nella visione illustrata, i data center rappresentano infrastrutture strategiche per il Paese, capaci di sostenere lo sviluppo tecnologico, attrarre investimenti e favorire il recupero di aree industriali dismesse. Tra gli aspetti evidenziati anche il possibile recupero del calore prodotto dall’impianto per alimentare reti di teleriscaldamento.
Proprio su questo punto si sono concentrate diverse domande del pubblico. I partecipanti hanno chiesto quali siano gli atti, gli accordi e i progetti concreti che consentano di verificare tempi, modalità e benefici effettivi del recupero energetico annunciato. Tra gli interrogativi emersi figurano la quantità di calore recuperabile, i destinatari del servizio e l’eventuale coinvolgimento dei quartieri circostanti. Nel corso della serata sono stati elencati anche altri aspetti considerati ancora poco chiari. Secondo quanto illustrato dai relatori, non risulterebbero procedure di Valutazione Ambientale Strategica, Valutazione di Impatto Ambientale o verifica di assoggettabilità. Inoltre non sarebbero ancora noti nel dettaglio elementi come il numero e la tipologia dei generatori di emergenza, i sistemi di raffreddamento previsti, i consumi idrici, eventuali potenziamenti della rete elettrica, le modalità operative di recupero del calore e le misure di mitigazione acustica.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema del rumore. Gli impianti di raffreddamento e ventilazione dei data center possono infatti generare emissioni sonore continue, soprattutto durante il funzionamento ordinario. Per questo, è stato sottolineato, la valutazione degli effetti non può limitarsi alle aree immediatamente vicine al sito, ma deve considerare anche l’esposizione delle abitazioni ai piani più alti degli edifici circostanti. Un altro tema affrontato riguarda la ricaduta occupazionale. Durante l’incontro è stato osservato che il numero di posti di lavoro stabili generati dal data center potrebbe essere contenuto, con stime inferiori a dieci addetti. Un dato che alimenta il dibattito sul rapporto tra investimenti, consumi energetici e benefici diretti per il territorio.
Da qui la richiesta, emersa più volte nel corso della serata, di conoscere eventuali compensazioni destinate alla comunità locale: monitoraggi ambientali, garanzie sul contenimento del rumore, verifiche sulle emissioni, accesso pubblico alle informazioni e possibili benefici energetici per quartieri ed edifici pubblici. L’incontro ha infine allargato lo sguardo oltre il singolo intervento di via Canova. È stato ricordato come nel Piano di Governo del Territorio di Corsico l’area ex Masotina di via Archimede sia indicata tra gli ambiti potenzialmente destinabili a insediamenti produttivi e servizi avanzati, compresi i data center. Un elemento che apre interrogativi sul possibile sviluppo futuro di ulteriori infrastrutture analoghe nella zona.
La conclusione condivisa dai partecipanti è che il progetto Retelit sia ormai entrato nella fase realizzativa, mentre il confronto pubblico sulle sue conseguenze è ancora aperto. Con il cantiere già avviato e la prospettiva di completamento entro dicembre, restano sul tavolo questioni legate a impatti ambientali, rumore, energia, acqua, compensazioni territoriali, rapporti tra amministrazioni e coinvolgimento dei cittadini. Temi che richiederanno ulteriori approfondimenti nei prossimi mesi.














