
A Buccinasco, il Crime Report BauWatch 2026 riporta in cronaca un tema concreto: sicurezza, estorsioni e cantieri edili nel mirino della criminalità organizzata e non. Il report è stato presentato ieri nella sede italiana di BauWatch, in via Enrico Fermi 27, filiale italiana di una multinazionale olandese specializzata in videosorveglianza mobile temporanea. Ma il punto non è l’azienda: è il quadro allarmante che emerge dai dati. Il settore edile italiano, secondo il comunicato diffuso con il report, vale tra l’8 e il 9% del Pil e impiega oltre 1,3 milioni di persone. Muove cifre enormi. Proprio per questo i cantieri sono diventati bersagli appetibili: estorsioni, macchinari costosi, rame, carburante, attrezzature portatili, cavi e materiali stoccati spesso in aree aperte.
L’indagine 2026 è stata realizzata su 4.100 intervistati del settore edile in 11 Paesi europei, di cui 500 italiani, tra l’11 e il 16 febbraio di quest’anno. I dati sono quindi recentissimi. In Italia il 54,8% degli operatori interpellati ha dichiarato che i reati nei cantieri sono aumentati. Tra i materiali più rubati il rame, indicato dal 48,7% degli intervistati, i piccoli utensili e le apparecchiature portatili, al 46,7%, poi cavi e bobine, carburante e acciaio. Furti che non producono solo una perdita immediata: possono bloccare lavori, far slittare consegne, aumentare premi assicurativi e generare penali.
I numeri sulle estorisoni o tentate estorsioni sono significativi. Il 39,4% degli operatori italiani dichiara di essere stato avvicinato da soggetti che offrivano “protezione” per i cantieri. Nella lettura territoriale, il Centro-Sud arriva al 48%, mentre il Nord resta più basso, si ferma intorno al 30%. Sono però numeri da leggere con cautela: fotografano chi ha parlato e ha dichiarato il contatto, non l’intero fenomeno. Il sommerso, secondo quanto spiegato durante l’incontro, potrebbe essere da 5 a 10 volte superiore. La Lombardia non è fuori dal problema, anzi. Cambia il peso delle singole forme criminali, ma non la vulnerabilità dei cantieri.
A Milano e nei comuni della prima e seconda fascia, i danni maggiori arrivano spesso dai furti di mezzi, utensili e materiali. Una ruspa, un mezzo da lavoro o attrezzature essenziali rubate possono fermare un cantiere e provocare più di un semplice danno economico. Gli esempi dei danni provocati da membri di alcuni clan della ‘ndrangheta nel recente passato, a Buccinasco e dintorni, non sono pochi. Per le imprese piccole il rischio è ancora più pesante: sostituire macchinari o noleggiarli in emergenza può diventare insostenibile.
Un altro dato riguarda la sicurezza ridotta per ragioni di budget. Tre operatori su quattro, secondo gli appunti raccolti alla presentazione, collegano i tagli economici alla diminuzione degli investimenti nella protezione dei cantieri. Nel report si vede anche il cosiddetto paradosso della sicurezza: aumentano le minacce, ma alcune misure tradizionali vengono usate meno. Nel 2026 solo il 25% degli intervistati italiani dichiara di utilizzare recinzioni perimetrali, il 17,6% personale di sicurezza in loco, mentre crescono sistemi CCTV fissi e torri di sorveglianza con telecamere.
La criminalità non colpisce solo materiali e bilanci. Il report segnala anche l’impatto sui lavoratori. Il 18,1% degli intervistati indica danni ai lavoratori legati a episodi criminali nei cantieri. Il 19,6% segnala la necessità di sostituire attrezzature personali, il 13,1% parla di interruzione definitiva del progetto e il 10,1% riferisce casi in cui qualcuno ha perso il lavoro a causa del reato. Ci sono poi intrusioni non sempre legate al furto, come ingressi abusivi di ragazzini o di vandali, con rischi anche per la loro incolumità.
Il quinto fronte è quello informatico. In Italia il 26,5% degli intervistati segnala tentativi di hackeraggio dei sistemi di controllo degli accessi digitali, mentre il 22,8% indica violazioni dei dati. Il cantiere moderno non è più soltanto reti, cancelli e mezzi: è anche piattaforme digitali, credenziali, controllo accessi e videosorveglianza. Per questo la prevenzione passa sempre più dall’integrazione tra sistemi fisici, telecamere, analisi dei comportamenti sospetti e intervento umano sul posto.













