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Trezzano sfratta la casa di Babbo Natale e provoca una sollevazione popolare (alimentata dal circo social)

Continuo scambio di accuse che sta infiammando il web, tra i difensori d’ufficio di Giorgia Distefano, (vecchia amministrazione e quanti avevano apprezzato gli sforzi per realizzare un momento di aggregazione dedicato ai bambini) e nuovi governanti trezzanesi

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Nella foto uno scorcio della Casa di Babbo Natale e, nel riquadro, Giorgia Distefano

Sta diventando un affare di Stato, anzi un “affaire” la decisione presa dalla amministrazione comunale di Trezzano di non finanziare la Casa di Babbo Natale, un’iniziativa che da otto anni accende il Natale alle famiglie dei residenti e non solo. Quest’anno, infatti, non verrà realizzata. Affare di Stato perché c’è un continuo scambio di accuse che sta infiammando i social, tra l’organizzatrice, Giorgia Distefano, i suoi difensori d’ufficio, (vecchia amministrazione e quanti avevano apprezzato gli sforzi per realizzare un momento di aggregazione dedicato ai bambini) e nuovi governanti trezzanesi.

I numeri

La contrapposizione, anche in questo caso sta superando i limiti di un confronto civile. Nella sostanza, par di capire tra i mille e più interventi, alcuni decisamente al di sopra delle righe, i motivi di questa decisione, che ha suscitato delusione tra gli abitanti, sarebbero economici, anche se non tutti sono d’accordo su questo tipo di lettura dei fatti. Si sarebbe passati da una richiesta iniziale di 3000 euro + 3000 di sponsorizzazioni (totale 6.000 euro) fatta alla vecchia amministrazione che aveva iscritto le cifre a bilancio senza dare una conferma mediante una determina (atto ufficiale), a una richiesta di 10000 euro + 3000 di sponsorizzazioni alla nuova. Richiesta rispedita al mittente che poi l’avrebbe ridotta a 8000 euro.

Il duello a colpi di post

Secondo Claudio Albini capogruppo del Pd in consiglio comunale, “parlare di soldi per un progetto che ha valorizzato il territorio, è svilente”. Poi lo stesso Albini ha contestato le cifre riportate. Cifre invece confermate dall’assessore Di Bisceglie e dai suoi colleghi di governo. Un vero guazzabuglio che forse è stato generato da una serie di incomprensioni poi alimentate dal clima avvelenato che si respira ogni volta che una qualsiasi questione diventa oggetto di contesa politica. Invece la Casa di Babbo Natale, per i valori che rappresenta, sarebbe dovuta rimanere al di fuori di questo circo.

La protagonista

Ogni anno, Giorgia e il suo team hanno allestito la Casa di Babbo Natale, trasformando la sala Expo del Comune in un mondo incantato. “Di solito, verso marzo contattavo il comune per richiedere un contributo. Ogni anno il progetto è diverso e per costruire tutto ci mettiamo mesi. Inizio la progettazione della nuova casa di Babbo Natale alla fine di gennaio, quasi subito dopo aver smontato quella vecchia. Un mese serve solo per l’allestimento,” racconta l’artista a pocketnews.it. “Le persone che venivano a visitarla, trovavano sempre qualcosa di nuovo, non era mai la stessa esperienza.” Quest’anno, però, la nuova amministrazione ha portato a un cambio di rotta. “Sapevo già che sarebbe stato difficile, dato che c’erano le votazioni,” spiega. “A gennaio ho inviato una richiesta al comune per un contributo. Ma poi la situazione si è complicata.”

Tra vecchi e nuovi amministratori

In marzo, i vecchi governanti le avevano detto che avrebbe potuto sapere a luglio, subito dopo le elezioni, quali sarebbero stati i contributi effettivi. Invece, a luglio, i nuovi le avrebbero comunicato che il Natale era lontano e si sarebbe potuto vedere in settembre. Anche Giorgia conferma che la Casa di Babbo Natale si reggeva su un mix di contributi comunali, sponsorizzazioni e offerte libere. “Riuscivamo a raccogliere tra 8.000 e 9.000 euro, ma queste somme coprivano solo le spese per pagare le guide, i figuranti e i materiali necessari per l’allestimento,” afferma. “I costi ci sono: il noleggio dei furgoni, i materiali per la costruzione e anche il sito internet professionale che ho pagato per promuovere l’evento. Non è solo una questione di allestire la casa, ma anche di garantire che l’esperienza sia di qualità.”

Trenta abiti

“Arrivati all’ultimo momento, ci hanno detto che i fondi erano stati destinati ad altro. La Casa di Babbo Natale non può esistere senza un supporto economico,” sottolinea la Distefano. “Il lavoro che svolgiamo è molto impegnativo e merita di essere riconosciuto. Non è solo un passatempo, è un progetto serio che richiede dedizione e risorse Ho sempre lavorato per amore del mio paese, rimettendoci spesso anche economicamente. La parata non è mai stata pagata e i costumi indossati dai partecipanti sono stati realizzati da mia madre, che ha cucito a mano quasi trenta abiti.” Questo dimostra un impegno profondo, non solo creativo, ma anche affettivo. Giorgia è infatti delusa, si aspettava di essere trattata meglio.

Polemiche che mettono in difficoltà

Negli anni, la Casa di Babbo Natale è cresciuta molto, attirando sempre più visitatori. Lo scorso anno sono stati circa 5.000. La gestione di un evento così complesso comporta sfide economiche. Però, Giorgia ci tiene a sottolineare: “Non voglio che in questo articolo si parli troppo di cifre,” preoccupata che la discussione finanziaria possa minare la reputazione di chi ha prestato la sua opera con passione. Infatti le figure centrali in questa situazione sono le persone che hanno dedicato anni alla realizzazione di questo progetto e il prossimo consiglio comunale dovrà sicuramente discutere la questione relativa alla Casa di Babbo Natale. Le preoccupazioni non si limitano ai numeri. C’è timore che possano sorgere polemiche indesiderate. “Possono metterci in difficoltà,” ha detto.

La speranza

Nonostante tutto, però l’artista non perde la speranza. “Spero che in futuro si possa tornare a collaborare con il comune per ripristinare questa bellissima tradizione. È un evento che porta allegria e crea un senso di comunità,” conclude. “È un progetto educativo perché insegna e sostiene il riciclo degli oggetti, dando vita a cose che erano considerate rifiuto.” La speranza è che il dialogo con la nuova amministrazione possa riprendere e che la tradizione di Trezzano possa continuare a brillare. “Ho solo bisogno di chiarezza e sostegno, e sono disposta a lavorare per trovare una soluzione.” Un appello che si spera venga accolto.

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