Incontro all’omnicomprensivo Statale «Gobetti» sulla introduzione della materia negli istituti di ogni ordine e grado
Un interessante convegno sulla reintroduzione dell’Educazione Civica nelle scuole, si è tenuto questo week end all’interno della Gobetti di via Tintoretto, a Trezzano. Si tratta di un tema caldo di questi tempi per l’ impatto che potrebbe avere il prossimo anno scolastico nella didattica scolastica e nella futura formazione degli alunni.
Educazione obbligatoria
La Camera dei deputati, a inizio maggio, ha dato il libera all’unanimità al provvedimento che introduce lo studio della materia obbligatorio per un’ora a settimana. Approvato anche l’emendamento che estende il “patto educativo di corresponsabilità” oltre le medie e le superiori. Una rivoluzione se si pensa che di educazione civica si parla sin dal 1958. Fu Aldo Moro il primo a introdurne l’insegnamento nelle scuole medie e superiori.
Programmi disponibili, nessuno la fa
Si trattava di due ore al mese obbligatorie, affidate al professore di Storia, senza valutazione. Una novità che subì presto un arresto: le ore di insegnamento vennero sacrificate per ragioni finanziarie. Da allora tutti i tentativi per renderla materia organica all’insegnamento sono falliti. I programmi c’erano e ci sono, nessuno la faceva o la fa. Ora non sarà più così. Ci sarà fin dalla scuola primaria un insegnante, un voto in pagella e una valutazione finale.
Il parterre di Trezzano
All’incontro a Trezzano erano presenti una cinquantina di insegnanti. Di qualità i relatori. Da Bruna Brembilla, insegnante, e Laura Longo dirigente della Gobetti, a Oriani Ardemia, vicepresidente dell’Anpi di Milano, Luisa Zecca, docente dell’università Bicocca e Gianni Alberta presidente del Coordinamento Genitori. Un momento toccante è stato l’intervento di Don Massimo Mapelli della Caritas che ha raccontato come si fa cittadinanza attiva concretamente, tutti i giorni sul territorio. Ha spiegato come funziona l’emporio alimentare a Cesano Boscone che dispensa generi di prima necessità alle famiglie attraverso un sistema che comunque ne garantisce la dignità e permette il monitoraggio di tutta la catena.
La nascita della carta costituzionale
Oriani Ardemia ha ricordato un po’ della storia della nascita della Costituzione base dell’educazione civica e come si è arrivati a scrivere la carta costituzionale riconosciuta tra le più belle al mondo. Luisa Zecca ha presentato ai partecipanti attraverso delle slide i diversi approcci di progettazione e valutazione educativa analizzandone gli elementi costitutivi relativi a servizi e interventi socio-educativi.
Modelli credibili
Ha preso poi la parola Gianni Alberta presidente del Coordinamento Genitori Democratici della Lombardia, associazione fondata da Gianni Rodari e Marisa Musu, che ha riportato uno stralcio dell’audizione alla VII Commissione della Camera circa la proposta di legge in questione, ora approvata alla Camera. “Gli adulti – educatori – ha sottolineato – devono dare/praticare modelli credibili ai giovani. Per loro sarà più facile imparare ad essere “civilmente” educati e a rispettare consapevolmente quelle norme di cui comprendono il significato perché lo hanno fatto proprio”.
Un guazzabuglio?
Alberta è stato critico verso gli obiettivi della legge approvata alla Camera, “che sono certamente condivisibili da chiunque, ma sono un tale numero, che qualcuno l’ha definita un guazzabuglio fumoso: “In 33 ore all’anno e senza risorse e tempo scuola aggiuntive ben poco si riuscirà a mettere in atto più di quanto si è riusciti a fare finora”. Infine ha messo in evidenza la necessità di una maggiore sinergia con le famiglie affinché i messaggi che vengono veicolati abbiano una coerenza tra scuola e famiglia. Già, senza famiglie, che educazione civica è?
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