
Domani, venerdì 13 settembre, ci sarà il summit con il sindaco di Milano Sala, ma le decisioni sembrano essere già state prese: Inter e Milan resteranno assieme a giocare nello stadio San Siro-Meazza ristrutturato da Webuilt, colosso delle costruzioni, che, ironia della sorte ha proprio sede a Rozzano. La svolta, arrivata nei giorni scorsi, potrebbe essere la conferma che le loro attenzioni su nuovi impianti da realizzare nel Sud milanese era un bluff per costringere Sala e compagni a più miti consigli (Leggi qui).
Ancora insieme
Da qualche giorno, è quasi ufficiale che non ci sarà alcuna separazione, ma solo l’addio allo scenario dei due stadi: troppi i soldi da investire (più di un miliardo per ciascun impianto), troppe le incertezze sui tempi di ammortamento. E allora? Inter e Milan sono orientate a condividere ancora lo stesso impianto di gioco e la permanenza a San Siro diventa la pista più razionale. Il summit di domani ci dovrebbe essere una risposta definitiva sul progetto di ristrutturazione presentato negli scorsi mesi da Webuild.
La partita da giocare
Se la scelta fosse confermata, la ristrutturazione di San Siro potrebbe arrivare a costare ben 700 milioni di euro. Decisamente di più rispetto a quanto ipotizzato in una prima fase. La cifra – scrive il Corriere della sera – dipenderà anche dal prezzo che il Comune di Milano fisserà per lo stadio e l’area circostante che saranno ceduti o dato in concessione per 90 anni. Ed è proprio sulle aree circostanti lo stadio, su cosa si potrà realizzare (riduzione della capienza, no ad alberghi, no a centri commerciali, ristoranti) che si gioca la partita più importante. La stessa che all’inizio di tutta questa vicenda era stata abbandonata dalle due società, per i paletti che l’amministrazione milanese aveva messo, e le aveva “costrette” a puntare su Rozzano e San Donato (bluff permettendo).
Vecchi progetti
Cosa accadrà adesso? Se la prospettiva dello stadio dovesse naufragare definitivamente, sul terreno di quasi un milione di metri quadrati, tra Rozzano e Assago, di proprietà della famiglia Cabassi torneranno i vecchi progetti. In quella zona, il vecchio Pgt prevedeva una vera e propria colata di cemento di circa un milione di metri cubi per realizzare un nuovo quartiere, la cosiddetta “Città nuova”. Contro il progetto, il cui piano di attuazione era stato protocollato nel maggio del 2017, pochi mesi prima che scadesse, si sono schierate le associazioni ambientaliste, Sentinelli del Parco sud e tutta la galassia ecologista.
Nessuno lo sa
Tutti avevano puntato l’indice contro questo consumo abnorme di suolo. La mobilitazione aveva prodotto una riduzione delle volumetrie. Il Pgt adesso ne prevede circa 350mila e si stava aspettando il momento più propizio per dare il via all’insediamento dei cantieri. La questione stadio ha rimesso sotto i riflettori l’area. Quel che diventerà, al momento nessuno lo sa.
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