
La montagna avrebbe finalmente restituito Mirko Budri. Dopo quasi quattro mesi di ricerche, attese e speranze ormai ridotte a un filo sottile, sabato 6 giugno è stato ritrovato un corpo nella zona del Lago Negro, a Madesimo, in provincia di Sondrio. Le procedure di identificazione sono ancora in corso, ma tutto lascia pensare che si tratti del 56enne residente a Rozzano, disperso dal 15 febbraio scorso dopo essere stato travolto da una valanga.
L’avvistamento è avvenuto durante un sopralluogo effettuato da un tecnico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Immediatamente è scattata la macchina dei soccorsi: sul posto sono intervenuti i tecnici del Soccorso alpino, i vigili del fuoco con l’elicottero Drago e i sommozzatori, oltre agli uomini della Guardia di Finanza. Le operazioni si sono concentrate nell’area dove si era consumata la tragedia che aveva sconvolto la comunità di Rozzano e dell’Alta Valle Spluga.
Budri, molto conosciuto nella frazione di Pontesesto e grande appassionato della montagna, quel giorno si trovava insieme alla moglie e a una coppia di amici per un’escursione in motoslitta sopra Madesimo. Intorno alle 17.30 una slavina si era staccata improvvisamente, travolgendo il gruppo e trascinandolo verso il Lago Nero, a oltre 2.300 metri di quota. Gli altri tre escursionisti erano stati recuperati vivi dai soccorritori. Di Mirko, invece, si erano perse le tracce.
Nei giorni successivi erano stati mobilitati elicotteri, unità cinofile, droni con termocamere, tecnici del Soccorso alpino civile e militare, carabinieri e finanzieri del Sagf. Le ricerche si erano protratte senza sosta, ostacolate dal maltempo e dalle abbondanti nevicate che avevano continuato a interessare la zona. La sua motoslitta era stata recuperata nel bacino del lago, trascinata dalla massa nevosa e finita sotto il ghiaccio. Del suo corpo, però, nessuna traccia.
Con l’arrivo della primavera e il progressivo scioglimento della neve, la speranza era che la montagna potesse restituire almeno una risposta ai familiari. Una risposta dolorosa, ma necessaria. Per mesi la moglie, i parenti e gli amici hanno vissuto sospesi in una dimensione fatta di attesa e incertezza.
Ora il ritrovamento potrebbe finalmente chiudere una delle vicende più drammatiche dell’ultimo inverno sulle montagne lombarde. Resta il dolore per una tragedia che ha colpito un uomo esperto, innamorato della neve e delle sue montagne, salito in quota per condividere una giornata di passione e amicizia e mai più tornato a casa.
Per la comunità di Rozzano, che in questi mesi ha seguito con partecipazione e apprensione ogni sviluppo delle ricerche, la notizia rappresenta il triste epilogo di una storia che aveva tenuto tutti con il fiato sospeso. Ora resta soltanto il tempo del cordoglio e del ricordo.













