
A Rozzano è stata formalizzata la richiesta di attivazione di un presidio dell’operazione Strade Sicure. Significa che militari dell’esercito potrebbero presidiare le zone più a rischio della città. A renderlo noto, pochi minuti fa, è stata la Lega di Rozzano, con una dichiarazione del segretario politico Ermanno Valli. La richiesta è stata sottoscritta dal sindaco Mattia Ferretti e riguarda l’impiego di personale delle Forze armate sul territorio cittadino. Per il momento, però, non significa che i militari siano già stati assegnati a Rozzano. La richiesta dovrà essere esaminata nell’ambito del sistema di coordinamento dell’ordine e della sicurezza pubblica e, in caso di assegnazione di un contingente, dovranno essere definite quantità, aree e modalità di impiego.
Come funziona Strade Sicure
L’operazione è stata avviata nel 2008. Da allora, i militari vengono impiegati in concorso con le Forze di polizia, per la vigilanza di obiettivi e siti sensibili e per attività di pattugliamento e controllo del territorio. L’operazione è tuttora attiva e coinvolge circa 6.800 militari in 58 province, secondo i dati dell’Esercito. La procedura non prevede che sia il singolo Comune a decidere autonomamente l’arrivo dei militari. Il personale viene posto a disposizione dei prefetti e il piano di impiego è adottato dal ministro dell’Interno, di concerto con il ministro della Difesa, nell’ambito delle procedure previste dalla legge. Sul territorio, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica contribuisce a definire le modalità concrete di utilizzo del contingente. È quanto avviene, ad esempio, nelle decisioni assunte dalla Prefettura di Milano e in altre province italiane.
Questo significa che, nel caso di Rozzano, il passaggio decisivo sarà capire se e con quale consistenza il territorio potrà essere inserito nel dispositivo già presente nell’area milanese o in un eventuale successivo potenziamento. I militari impiegati nell’operazione ricevono la qualifica di agente di pubblica sicurezza. La legge consente loro, nei servizi previsti da Strade Sicure, di procedere all’identificazione e, nei casi stabiliti, alla perquisizione immediata sul posto di persone e mezzi di trasporto. Non hanno invece funzioni di polizia giudiziaria: le attività investigative e gli interventi che richiedono le competenze proprie delle forze di polizia restano in capo a queste ultime. È quindi più corretto parlare di supporto alle forze dell’ordine che di sostituzione di Polizia e Carabinieri.
La richiesta della Lega
La Lega di Rozzano considera il presidio una priorità per il territorio e attribuisce la richiesta al sindaco Ferretti. Nel comunicato il segretario Ermanno Valli richiama anche il lavoro dell’assessore alla Polizia Locale Domenico Anselmo e del comando della Polizia Locale. Il partito lega inoltre l’iniziativa al recente dibattito parlamentare sul potenziamento di Strade Sicure. La Commissione Difesa della Camera ha approvato il 1° ottobre una risoluzione che punta a portare il contingente nazionale da circa 6.800 a 10mila militari, con un incremento di 3.200 unità destinato a città, stazioni ferroviarie e luoghi sensibili. Anche in questo caso è importante distinguere il piano politico da quello operativo: l’approvazione della risoluzione rappresenta un indirizzo per il rafforzamento del dispositivo, ma non comporta automaticamente l’assegnazione di militari a Rozzano.
Non tutti considerano la soluzione priva di controindicazioni
Il ricorso ai militari per la sicurezza urbana è da anni oggetto di un confronto che va oltre lo schieramento politico. Il punto più discusso riguarda la possibilità che una misura nata come risposta straordinaria sia diventata, dopo quasi vent’anni, una componente stabile del sistema di sicurezza. Una ricerca del centro Shield della SDA Bocconi, anticipata dall’ANSA a settembre, ha evidenziato alcuni limiti dell’attuale modello: i militari possono pattugliare e intervenire nelle situazioni previste, ma hanno poteri più limitati rispetto alle forze di polizia, soprattutto sul terreno della polizia giudiziaria. Lo studio mette inoltre in discussione l’utilità di concentrare uomini in presidi statici quando potrebbero risultare più efficaci pattugliamenti mirati nelle aree e negli orari considerati più problematici. Il tema, dunque, non è soltanto se la presenza dei militari possa aumentare la sicurezza percepita. La questione riguarda anche quale tipo di sicurezza si vuole ottenere e con quali strumenti: presidio e deterrenza da una parte, presenza ordinaria delle forze di polizia, attività investigativa e interventi sociali dall’altra.
Ora la parola passa alla Prefettura
Per Rozzano il primo passo è stato compiuto con la formalizzazione della richiesta da parte del sindaco. Il prossimo sarà la valutazione da parte delle autorità competenti, che dovranno stabilire se esistano le condizioni per inserire la città nel dispositivo e con quali modalità. La Lega auspica un riscontro rapido e positivo. Resta da capire, invece, quanti militari potrebbero essere eventualmente destinati a Rozzano, quali zone verrebbero presidiate e per quali fasce orarie. Sono aspetti che non possono essere determinati dal solo Comune e che, in caso di accoglimento della richiesta, dovranno essere definiti nell’ambito della pianificazione dell’ordine e della sicurezza pubblica.














