giovedì - 15 Aprile 2021
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Ristoratori in piazza a protestare: “Per noi non c’è futuro se non ci fanno riaprire subito”

Appuntamento in Piazza San Lorenzo a Trezzano. Promotore della protesta, Antonino Russo, ristoratore trezzanese. Con lui sono scesi in piazza colleghi di Vermezzo, Gaggiano, Corsico, Cesano Boscone

ristoratori protestano a rezzano
Nella foto, la protesta dei ristoratori in Piazza San Lorenzo a Trezzano

Una cinquantina di titolari di ristoranti, bar, paninoteche, si sono dati appuntamento in Piazza San Lorenzo a Trezzano per protestare contro il prolungamento della chiusura dei loro locali. Si tratta di rappresentanti della categoria più colpita dalla chiusure per il Covid, che nel 2020 ha perso 38miliardi di incassi.

Promotore della protesta, Antonino Russo, ristoratore trezzanese, titolare dei locali “Pesce e Farina” e della storica “Cascina Antonietta”. Con lui sono scesi in piazza ritoratori di Vermezzo, Gaggiano, Corsico, Cesano Boscone. “Non se ne può più – ha detto a pocketnews.it – non ci fanno lavorare ma a noi stiamo sostenendo costi ormai non più sostenibili. La mia categoria sta morendo perché lo Stato non ci fa lavorare”.

half banner Testori-unipolsai-001“C’è un limite alla pazienza”: è l’amara riflessione che molti dei professionisti scesi in piazza hanno espresso.  “Siamo stanchi di un governo che va avanti a forza di Dpcm, che impone le chiusure dei locali, con atti amministrativi che, secondo molti sarebbero incostituzionali”.

“I nostri locali sono sicuri – ha sottolineato Antonino Russo – Ognuno di noi ha predisposto le sale seguendo le indicazioni arrivate dallo stesso governo che ci ha fatto chiudere. Prima ci hanno fatto spendere migliaia di euro per mettere a norma i locali e poi ci hanno impedito di lavorare. Se la capienza doveva essere ridotta del 50%, ok, lo abbiamo fatto e quindi avrebbero dovuto lasciarci lavorare al 50%. Invece ci hanno costretti ad abbassare le serrande”.

C’è chi ha perso l’80% di fatturato, chi il 90. L’asporto che sembrava dovesse essere la panacea di questo male, non ha portato introiti significativi tanto che molti che lo avevano sperimentato nella prima fase, nella seconda ci hanno rinunciato.

E adesso? In cosa sperano, coloro che sono scesi in piazza. Che la Lombardia sia collocata in zona gialla. I dati sembrano essere favorevoli al passaggio, anche se da Roma non arrivano segnali molto incoraggianti. “Riprendere a lavorare, rappresenterebbe una boccata di ossigeno per tutti noi” ha concluso Russo – altrimenti il 50% di coloro che adesso sono in piazza potrebbe non riaprire più la propria attività”.

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