
Era prevista per questa mattina e puntualmente è arrivata: Alessia Pifferi, la mamma accusata di aver lasciato morire di stenti Diana, la figlia di 18 mesi, lasciandola a casa da sola per sei giorni è stata condannata all’ergastolo. La donna era accusata di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dalla relazione parentale con la vittima.
No alla premeditazione
La corte ha accolto le richieste del pubblico ministero Francesco De Tommasi. Si tratta della sentenza di primo grado di giudizio e rispetto alla complessità delle accuse non le è stata riconosciuta la premeditazione, ma sono state ammesse tutte le altre aggravanti. Il giudice ha anche stabilito due anni di sorveglianza speciale e 50mila euro di risarcimenti provvisionali alla nonna della piccola Diana e 20mila alla sorella, costituite come parte civile.
Cambiare capo d’accusa
Quando i giudici hanno letto la sentenza, Alessia Pifferi è rimasta impassibile. Ha rivolto solo uno sguardo al suo avvocato difensore, Alessia Pontenani, che inutilmente ha tentato di far cambiare il capo d’accusa da omicidio in abbandono di minore. Affermando che la donna l’avrebbe commesso più volte: quando andava al supermercato senza la bambina, quando trascorreva il weekend lontana da casa, quando ha consumato una cena in limousine.
Pensa solo a divertirsi
Tutto inutile. La corte ha dato ragione al pm De Tommasi che l’aveva definita come “una che pensa solo a divertirsi”. La donna, da due anni, è rinchiusa nel carcere di San Vittore, dove ha denunciato di aver subito delle violenze psicologiche subite dalle altre detenute che l’accolgono con un: “Buongiorno assassina”.














