
I membri del clan Barbaro-Papalia si parlavano con i pizzini che mettevano nelle ruote delle macchine o, per non essere individuati, coprivano le telecamere con della vernice
La ‘Ndrangheta ha subito due duri colpi in un solo giorno. Il primo è servito per smantellare con 17 arresti eseguiti dai carabinieri un traffico di droga gestito anche da affiliati alla cosca dei Barbaro-Papalia, attiva da decenni tra Buccinasco, Cesano Boscone e Corsico. Il secondo ha portato ad una maxi confisca di beni, tra cui numerosi immobili, terreni e boschi, ma anche cavalli tenuti in un ranch.
Procediamo con ordine. Questa mattina c’è stato il blitz antidroga, sviluppato tra Milano e Reggio Calabria, definito “Quadrato 2” (leggi qui l’articolo) che ha messo nel mirino 17 criminali ad alcuni dei quali i mandati di arresto sono stati notificati in carcere. Sette sono quelli finiti in manette mentre si trovavano in libertà o agli arresti domiciliari. Due degli indagati, sono Saverio Barbaro e Luigi Virgara (occupato come bidello nelle scuole di Corsico e Buccinasco).
“Quella individuata a Corsico e Buccinasco è una criminalità, – hanno spiegato gli inquirenti durante una conferenza stampa tenuta questa mattina, – capace di riorganizzarsi subito dopo l’intervento dello Stato”. Nonostante la misura cautelare, uno dei soggetti messo agli arresti domiciliari, aveva infatti trasformato l’abitazione “in un luogo di pellegrinaggio per la gestione e il rifornimento di droga per continuare a delinquere nel territorio”.
“Ancora oggi, nel 2020 – hanno spiegato gli inquirenti – questi soggetti si parlano con i pizzini che mettono nelle ruote delle macchine oppure, quando si tratta di coprire dei passaggi degli incontri, fanno staffette con le macchine o controllano tutti i pali della luce del quartiere fino a trovare la telecamera mettendoci vernice sopra”.
Il secondo colpaccio degli investigatori è stato messo a segno contro lo storico boss lombardo della ‘ndrangheta, Bartolomeo Iaconis. Già nel ’94, Iaconis, 61 anni e capo della ‘locale’ di Fino Mornasco era stato arrestato. Uscito dal carcere nel ’98 ci è tornato lo scorso anno per l’omicidio di Franco Mancuso, con indagini riaperte dopo le dichiarazioni di un collaboratore (il processo è in corso, chiesto l’ergastolo).
Oggi, dopo una serie di sequestri sul suo patrimonio già disposti lo scorso anno, è arrivato il provvedimento dei giudici (Roia-Tallarida-Pontani) della Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese. Gli sono così stati confiscati beni per oltre 1,2 milioni, che riguardano conti correnti, 55mila euro trovati in una “intercapedine” dentro un muro e i beni dell’azienda agricola ‘Bart-Ranch’ di Appiano Gentile, compresi stalloni, puledri, ma anche bovini, pecore e capre.
I giudici parlano di “una evidente sperequazione fra redditi dichiarati e stile di vita” del boss e spiegano che dagli “anni ’70” ad oggi ha continuato “ad agire a favore dell’organizzazione mafiosa
‘ndrangheta, di cui ha continuato a far parte” con “ruoli decisionali e di potere”.
Non solo. Nel decreto vengono riportati anche atti di indagini che nel corso degli anni hanno visto coinvolto Iaconis. E così si legge che “scritti che riportano le formule prescritte per l’affiliazione o per il conferimento delle “doti” della ‘ndrangheta sono stati trovati in possesso del boss già nel 1979, quando aveva 21 anni.
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