
L’emergenza è finita, ma i numeri restituiscono la dimensione dell’inquinamento che per giorni ha minacciato il Naviglio Grande. Circa 550 tonnellate di materiale contaminato, tra rifiuti liquidi e solidi, sono state raccolte e avviate al trattamento al termine delle operazioni scattate dopo lo sversamento di idrocarburi del 3 settembre. La prima fase della bonifica si è conclusa questa mattina, sabato 12 settembre. L’intervento ha interessato un tratto di circa 28 chilometri, dall’area di Magenta fino alla Darsena, nel cuore di Milano. Un’emergenza ambientale che ha richiesto un’imponente mobilitazione di uomini e mezzi: secondo il bilancio diffuso da Ecoroe, l’azienda incaricata delle attività di recupero e bonifica, sono stati impegnati 76 operatori e 50 mezzi specializzati.
Aspirare, contenere e portare via l’inquinamento
Il lavoro non si è limitato al recupero della sostanza presente in superficie. Gli operatori sono intervenuti per contenere la contaminazione, aspirare il materiale inquinante e trasferirlo successivamente verso gli impianti destinati al trattamento. Una parte fondamentale della macchina operativa è stata la piattaforma di Milano, rimasta attiva 24 ore su 24 per ricevere e gestire il materiale recuperato lungo il corso del Naviglio. Alla fine, il bilancio parla appunto di circa 550 tonnellate di rifiuti, sia liquidi sia solidi, raccolti e destinati al trattamento. Un quantitativo che dà la misura concreta di quanto sia stato esteso l’intervento necessario per mettere in sicurezza il canale.
Una macchina coordinata tra più enti
Per affrontare l’emergenza è stata attivata una cabina di regia che ha coinvolto diversi soggetti istituzionali e operativi. Hanno collaborato Regione Lombardia, Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, Vigili del fuoco, Arpa, Città Metropolitana, Comune di Milano, Protezione civile e le amministrazioni comunali attraversate dal Naviglio. Un coordinamento indispensabile considerata l’estensione dell’area interessata dallo sversamento: dal territorio del Magentino fino alla Darsena, il contaminante ha interessato un corso d’acqua che attraversa diversi Comuni prima di arrivare nel capoluogo.
L’emergenza è finita, i controlli continuano
«Questi giorni hanno dimostrato quanto un’emergenza ambientale di queste dimensioni richieda capacità di reagire immediatamente, organizzazione e, soprattutto, collaborazione», ha spiegato Luca Raspa, amministratore unico di Ecoroe. Con la conclusione delle operazioni principali, dunque, si chiude la fase più delicata dell’intervento. Ma questo non significa necessariamente che sulla vicenda sia stata scritta l’ultima parola. La rimozione del materiale contaminato rappresenta infatti un passaggio fondamentale per la messa in sicurezza del Naviglio. Restano da valutare gli effetti dello sversamento sull’ambiente e sul corso d’acqua e, soprattutto, resta centrale l’accertamento dell’origine dell’inquinamento e delle eventuali responsabilità. Ecoroe ha assicurato la propria disponibilità a continuare a supportare gli enti competenti per le attività che dovessero rendersi necessarie nei prossimi giorni.
28 chilometri di Naviglio sotto osservazione
La bonifica appena conclusa lascia così un’immagine difficile da ignorare: 28 chilometri di canale interessati dall’emergenza e 550 tonnellate di materiale contaminato rimosse. Ora la sfida passa dalla fase dell’emergenza a quella dei controlli e del monitoraggio. Perché mettere in sicurezza il Naviglio era la priorità immediata. Capire invece quanto l’episodio abbia inciso sull’ecosistema e impedire che un fatto simile possa ripetersi sarà la partita successiva.













