
In un solo anno, cinquanta giovani sono stati sottratti ai rischi della strada e a contesti familiari fragili grazie a “Un gancio da Dio”, il progetto che unisce sport, educazione e fede ideato da don Luigi Scarlino, sacerdote dell’oratorio di Sant’Angelo a Rozzano. Un’iniziativa che ha ribaltato i pregiudizi sul pugilato, trasformando il ring in uno spazio di crescita personale, rispetto delle regole e riscatto sociale.
I risultati del progetto sono stati al centro di un incontro pubblico che si è svolto proprio nell’oratorio dove tutto è iniziato. Alla serata hanno partecipato il sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia Federica Picchi, il sindaco di Rozzano Mattia Ferretti, il campione olimpico di pugilato Maurizio Stecca, il presidente della Federazione Pugilistica Italiana Andrea Locatelli, oltre ai volontari della Pastorale giovanile Discepoli di Emmaus.
L’iniziativa, patrocinata dalla FPI, aveva già attirato attenzione lo scorso anno, ma oggi viene riconosciuta soprattutto per i risultati concreti ottenuti sul territorio. Il progetto si inserisce nel cosiddetto “Modello Rozzano”, nato dalla collaborazione tra Governo, Regione Lombardia, Comune e Prefettura di Milano, che prevede un investimento complessivo di oltre 25 milioni di euro destinati a quattro ambiti strategici: infrastrutture, sport e giovani, sociale, scuola e formazione.
Durante l’incontro è stato sottolineato come lo sport possa rappresentare uno strumento efficace di prevenzione del disagio giovanile. In questo contesto, la boxe si è rivelata un mezzo educativo capace di incanalare rabbia ed energie in un percorso regolato, basato sul rispetto dell’altro e sull’autodisciplina. Il progetto nasce dall’esperienza diretta di don Scarlino, che dal 2020 lavora con giovani in situazioni di fragilità, alcuni dei quali coinvolti in percorsi alternativi alla detenzione. La scelta della boxe come “sport anti-rabbia” si è rivelata vincente: non uno strumento di violenza, ma un’occasione per imparare regole, autocontrollo e responsabilità.
Anche l’amministrazione comunale ha ribadito il valore dell’iniziativa, evidenziando come “Un gancio da Dio” riesca a coniugare sport, educazione e inclusione, parlando un linguaggio comprensibile alle nuove generazioni e offrendo risposte concrete a una parte fragile della comunità. L’esperienza di Rozzano dimostra così come, attraverso una rete tra istituzioni, associazioni e territorio, lo sport possa diventare un vero presidio sociale, capace di salvare percorsi di vita e rafforzare il senso di comunità.













