
Gli esiti dell’autopsia sembrano confermare il primo esame del medico legale: sul cadavere di Gino Panaiia non ci sarebbero segni compatibili con una morte violenta. Il 25enne scomparso la notte di Halloween a Zibido San Giacomo e ritrovato cadavere sei giorni dopo nel Naviglio Pavese, al confine del comune di Casarile con la provincia pavese, non avrebbe subito alcuna aggressione. Non ci sarebbe stato alcun delitto. Prende quindi sempre più corpo l’ipotesi che la sua morte sia dovuta a un incidente.
Gino, sarebbe caduto accidentalmente nel canale che da Milano torna al Ticino e che, non riuscendo più a risalire, sia morto, forse colpito da un malore che ha reso impossibile qualsiasi tentativo da parte sua. Il 25enne era sparito la notte tra giovedì 31 ottobre e venerdì 1 novembre dopo aver trascorso la serata in un ristorante a Zibido San Giacomo. Alla fine della festa, prima dell’1.30, ubriaco, nonostante i consigli degli amici che lo avevano invitato a desistere, è salito in sella al suo Piaggio Liberty 125, per tornare a casa (abitava alla Barona), o raggiungere la casa della fidanzata a Badile.
Non è chiaro perché abbia imboccato la stradina che porta da un lato alla Cascina Casiglio dall’altro sull’Alzaia pavese. Due giorni dopo la sua scomparsa, erano stati ritrovati lo scooter su cui viaggiava, il suo casco, il suo giubbotto e il suo portafogli. Erano sparpagliati a decine di metri di distanza l’uno dall’altro, lungo un sentiero che conduce alla cascina Casiglio. Attorno a mezzogiorno del 7 novembre, grazie alla segnalazione di un passante, il suo corpo è stato ripescato nel Naviglio al confine tra Casarile e Rognano.
Sulla vicenda ha pesato anche il ritrovamento nella cascina di un borsone con una ventina di chili di eroina griffati Louis Vuitton, ma, al momento, le indagini non hanno ancora chiarito se quel carico di stupefacenti abbia a che fare con la sparizione di Gino. L’autopsia dovrebbe almeno aver fugato dubbi su una possibile lite e aggressione causata da divergenze sulla droga. Una pista avvalorata dal legame con il traffico di droga dello zio del giovane, Iginio Panaiia, 60 anni, ex boss del narcotraffico, protagonista, nel 2013, di una faida tra il clan di Vito Magrini. Ma questa, al momento, sembra essere un’altra storia.













