
“Io lo uccido, sono di Rozzano”. Sono le parole che Fedez avrebbe pronunciato durante la lite con il personal trainer Cristiano Iovine all’interno di un a discoteca milanese. La vicenda è agli atti dell’inchiesta “Doppia curva” dei pm della Dda di Milano Paolo Storari e Sara Ombra – che ha portato all’arresto di 19 ultrà di Inter e Milan – in quanto quella rissa si è trasformata poco dopo in un pestaggio ai danni di Iovino.
L’etichetta
Le parole di Fedez hanno fatto il giro del mondo, e ha rimarcato l’etichetta appiccicata alla città come luogo di malavita, etichetta che Rozzano non riesce a staccare dalla propria pelle. Contro quello che è ormai diventato un luogo comune, alimentato da tutta una serie di episodi più o meno spiacevoli (amplificati anche da video di rapper, trapper e chi più ne ha ne metta), è sceso in campo il sindaco Gianni Ferretti. Al suo fianco don Robero Soffientini e alcune associazioni presnti sul territorio
Le eccellenze
“Lasciatemi, lo uccido, sono di Rozzano!”, ha detto l’ex di Chiara Ferragni secondo le intercettazioni. Ebbene Ferretti ha detto basta: “Ci rifiutiamo di avere questa etichetta. Io sono di Rozzano, ma da sempre ne parlo in maniera positiva, perché qui la criminalità c’è come in tutti i Comuni d’Italia, ma ci sono anche moltissime eccellenze”. Eccellenze citate mediante un video e una lettera aperta diffuse oggi sui canali istituzionali del comune. Vedi il centro culturale Cascina Grande, l’ Osservatorio Astronomico che custodisce un antico telescopio del 1800, il Castello Visconteo e le chiuse, progettate da Leonardo da Vinci ,sul Naviglio Pavese.
La reputazione
“Siamo stanchi di essere identificati con etichette negative che dipingono Rozzano come sinonimo di malavita”, ha detto il sindaco nel video. “Questa reputazione non ci appartiene, e lo affermiamo con determinazione e orgoglio. La nostra città è molto di più e merita di essere conosciuta per la sua vera essenza: una comunità di persone oneste e laboriose. Ogni giorno viviamo la nostra città con impegno e rispetto, e chiediamo che questa realtà venga finalmente riconosciuta”.
Gente per bene
Nella lettera aperta va oltre: “La nostra è una comunità di gente per bene, persone oneste che vivono la città ogni giorno con senso civico, rispetto delle regole e attenzione al bene comune che non hanno nulla a che fare con la malavita. Una metà delle famiglie di Rozzano vive nel quartiere popolare Aler, che non è un ghetto, ma una comunità basata su valori di condivisione, umanità, rispetto e solidarietà. Questa è quotidianità di cui raramente si parla perché non fa notizia. L’altra metà delle famiglie risiede in quartieri residenziali, ma tutti insieme formiamo un’unica grande realtà: persone che lavorano onestamente, si prendono cura della propria città e crescono i loro figli con dignità e correttezza”. Servirà a togliere l’etichetta Rozzangeles dall’immaginario collettivo?
Seguici sulla nostra pagina Facebook














