C’è da spettare ancora per chiarire i misteri che ancora gravano su Rozzano e le sue amministrazioni
Oggi doveva essere il giorno del giudizio. Definitivo per gli uni, parziale per gli altri. Invece c’è da spettare ancora per chiarire i misteri che ancora gravano su Rozzano e le sue amministrazioni, presenti e passate. Questa mattina, infatti, il Tribunale fallimentare di Milano ha rinviato di una quindicina di giorni l’udienza che doveva decidere una volta per tutte sul fallimento di Api, la municipalizzata rozzanese che ha un buco di bilancio che supera i venti milioni di euro. Serviranno quindi ancora una decina di giorni per conoscere il destino dell’azienda che in questi ultimi anni si è occupata del teleriscaldamento.
Consulenze fittizie
In un’altra sezione dello stesso Tribunale, quella penale, si doveva discutere dell’accusa formulata dal dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, nei confronti dell’ex sindaco di Rozzano Massimo D’Avolio, la moglie, Laura Tesse, e alcuni funzionari e consulenti del comune, Vito Ancora, Rocco Tallarita e Luigi Ajello. Sotto la lente alcune delibere, per consulenze fittizie secondo l’accusa, con le quali l’ex sindaco avrebbe autorizzato il pagamento da parte della partecipata Ama ad alcune società della moglie. L’udienza è stata aperta e subito rinviata al 5 Luglio.
Il no di D’Avolio
Il motivo? Alcuni imputati (senza alcuna dichiarazione di colpa) e le parti offese starebbero cercando un accordo, che forse sarebbe stato già trovato e dovrebbe essere solo ratificato. In sostanza, alcuni imputati pagherebbero al comune un risarcimento da stabilire. In quest’ambito, la disponibilità dell’amministrazione comunale sembra ampissima. Si tratta però di una scelta che D’Avolio non ha alcuna intenzione di seguire.
La verità dell’ex sindaco
Intervistato da pocketnews.it , l’ex sindaco di Rozzano, accusato di ricettazione in concorso con la moglie, ha ribadito la volontà di affrontare il processo. “Non sono colpevole di alcunché e non cerco alcun accordo. Non ho fatto nulla in qualità di pubblico amministratore. Sono accusato di “ricettazione” e non di riciclaggio, perché marito di Laura Tesse. E’ una colpa che non esiste. Io non ho commesso alcun reato contro la pubblica amministrazione”. Sulle ipotizzate fatture false, emesse da società legate a sua moglie e messe sotto la lente dagli investigatori, per lavori secondo l’accusa mai eseguiti, D’Avolio ha precisato: ”La mia consorte sarà in grado di dimostrare che i fatti addebitatele non sussistono, e che i lavori oggetto di quelle fatture sono stati regolarmente eseguiti”.
Questi i contenuti dei round disputati oggi. Per sapere come va a finire Api (fallimento che trascinerebbe a cascata Ama e, forse, la stessa amministrazione comunale) bisogna spettare metà aprile. Per D’Avolio e company il 5 luglio.














