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Emendamenti bocciati dai tecnici ma votati dalla minoranza: lo strano caso del Bilancio in Consiglio comunale a Cusago

Secondo la normativa vigente, la presenza di tre pareri contrari rende un emendamento di fatto inapplicabile

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Un episodio quantomeno anomalo ha segnato l’ultimo Consiglio comunale di Cusago, chiamato a discutere uno degli atti più delicati dell’anno: il bilancio di previsione, che per legge deve essere approvato entro il 31 dicembre. Un passaggio complesso, scandito da scadenze stringenti e da una procedura rigorosa che coinvolge uffici comunali, responsabili dei servizi, ragioneria, revisore dei conti e, infine, il Consiglio.

Nel corso della seduta, il gruppo di minoranza “La Nostra Cusago” ha presentato due emendamenti al bilancio. Nulla di anomalo, se non fosse che entrambi gli emendamenti hanno ricevuto tre pareri obbligatori negativi: quello tecnico del responsabile del servizio competente, quello di regolarità contabile del responsabile finanziario e quello del revisore dei conti, soggetto esterno all’ente.

Secondo la normativa vigente, la presenza di tre pareri contrari rende un emendamento di fatto inapplicabile: non può essere attuato né tradotto in atti concreti senza violare leggi e regole contabili. In questi casi, prassi consolidata vuole che l’emendamento venga ritirato. Ma a Cusago non è andata così. Nonostante i pareri negativi, il gruppo di minoranza ha scelto di non ritirare gli emendamenti e di votarli comunque favorevolmente, dando vita a una situazione che l’amministrazione definisce senza precedenti.

A spiegare quanto accaduto è stato il sindaco Gianmarco Reina, che durante la seduta ha più volte richiamato l’attenzione dei consiglieri di opposizione: «Il dato oggettivo è che non è possibile attuare delle proposte che abbiano tre pareri contrari; significherebbe operare in un ambito di mancato rispetto delle leggi e delle norme amministrative. Dopo aver dato lettura dei tre pareri, ho chiesto ai quattro consiglieri di opposizione se ritenessero opportuno mettere comunque in votazione emendamenti inapplicabili. Ho anche chiesto al consigliere Locatelli il loro capogruppo, ma hanno deciso di votare comunque a favore».

Una scelta che il primo cittadino non ha nascosto di considerare grave anche sotto il profilo politico e amministrativo: «Ritengo di aver sopravvalutato la preparazione amministrativa di tre quarti del gruppo di minoranza. Posso comprendere che il capogruppo Cattaneo, alla sua prima esperienza, possa non rendersi conto delle implicazioni, ma per i consiglieri Locatelli, Longinotti e Salvatori non vedo attenuanti».

Il sindaco ha inoltre ricordato che la procedura è stata rispettata nei tempi formali: il bilancio è stato depositato per dieci giorni, la conferenza dei capigruppo si è svolta otto giorni dopo il deposito e gli emendamenti sono arrivati un giorno e mezzo prima del Consiglio. Tuttavia, proprio la tempistica ravvicinata alla seduta ha costretto gli uffici a un lavoro urgente e complesso per esprimere i pareri tecnici, sottraendo risorse all’attività ordinaria. Più che una proposta costruttiva, secondo l’amministrazione, l’iniziativa della minoranza è apparsa come un’azione di disturbo, priva di reali possibilità di applicazione e potenzialmente dannosa per il funzionamento della macchina comunale.

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