
Urne aperte fino alle 15 di oggi nei 93 Comuni lombardi chiamati al rinnovo delle amministrazioni comunali. Tra questi c’è anche Corsico, uno dei centri più osservati del Milanese nel complesso equilibrio politico tra centrodestra e centrosinistra. Ma il dato che più colpisce, almeno per ora, è quello dell’affluenza. Alle 23 di ieri aveva votato soltanto il 35,29% degli aventi diritto, contro il 46,58% registrato nelle precedenti elezioni amministrative. Un calo netto e significativo che racconta molto più di una semplice disattenzione elettorale.
Dietro l’astensionismo sembrano emergere almeno due motivazioni principali. Da una parte c’è la delusione di una parte dell’elettorato di centrosinistra dopo cinque anni di amministrazione guidata dal sindaco uscente Ventura. Una disillusione che potrebbe aver spinto molti cittadini a disertare le urne, convinti che il proprio voto non basti più a incidere realmente sulle scelte della città. Dall’altra parte pesa la percezione, diffusa soprattutto tra gli avversari politici dell’attuale amministrazione, di una sfida già segnata in partenza. Una “macchina da guerra” costruita attorno alla figura di Ventura, tra inaugurazioni, eventi pubblici e una comunicazione costante sul territorio, avrebbe rafforzato in molti elettori l’idea che il risultato sia ormai scritto.
Qualcuno, con amara ironia, richiama perfino il celebre “Panem et circenses”, la strategia degli imperatori romani che distribuivano pane e spettacoli per placare il malcontento popolare. E così, complice anche la splendida giornata di sole di ieri, molti hanno forse preferito una gita al mare o in montagna piuttosto che recarsi al seggio. Eppure, proprio nei momenti in cui cresce la sfiducia, il voto assume un valore ancora più importante. La democrazia vive soltanto attraverso la partecipazione. Rinunciare a esprimersi significa lasciare che siano altri a decidere il futuro della città.
A Corsico la partita è ancora aperta. I cittadini hanno tempo fino alle 15 per scegliere se confermare Ventura alla guida del Comune per altri cinque anni oppure voltare pagina. Ma qualunque sia la scelta, la vera sconfitta sarebbe l’indifferenza.













