
Non si parla d’altro da settimane nel Sud Ovest milanese. Data center, sottostazioni elettriche, consumo di suolo, energia e tutela del territorio sono ormai al centro del dibattito pubblico. Un tema apparentemente tecnico che, in realtà, tocca questioni molto concrete: il futuro del Parco Sud, il ruolo delle amministrazioni locali e il modello di sviluppo che si vuole costruire nei prossimi decenni. L’ennesima conferma è arrivata dall’assemblea pubblica che si è tenuta ieri sera al Punto Expo di via Vittorio Veneto a Trezzano sul Naviglio. Un incontro molto partecipato dal titolo eloquente: “Consumo di suolo, ruolo dei Comuni, ricadute su ambiente e salute”.
A confrontarsi con i cittadini sono stati Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, Simone Negri, già sindaco di Cesano Boscone e consigliere regionale del Partito Democratico, Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra, Vincenzo Lepori del Movimento 5 Stelle e Antonio Nitti, consigliere del Parco Agricolo Sud Milano. Un dibattito che arriva dopo mesi di polemiche legate all’ipotesi di realizzare una nuova sottostazione elettrica di Terna a Trezzano, infrastruttura ritenuta necessaria per alimentare i quattro data center in progetto tra Assago, Buccinasco e Cusago.
Ma cosa c’è realmente in gioco? I sostenitori dei data center ricordano che queste strutture rappresentano il cuore dell’economia digitale. Ospitano server, servizi cloud, piattaforme online e sistemi di intelligenza artificiale. In un mondo sempre più connesso, vengono considerate infrastrutture strategiche al pari delle autostrade o delle reti ferroviarie. Gli investimenti previsti sono imponenti e potrebbero portare sviluppo economico, nuove entrate fiscali per i Comuni e il recupero di aree industriali dismesse. Non a caso Regione Lombardia ha recentemente approvato una legge per disciplinare il settore, riconoscendo il ruolo strategico dei data center nella crescita economica del territorio.
Accanto alle opportunità emergono però interrogativi che non possono essere liquidati come semplice sindrome del “non nel mio giardino”. Il primo riguarda i consumi energetici. Un grande data center può richiedere quantità di energia paragonabili a quelle di una città di medie dimensioni. Da qui la necessità di nuove infrastrutture elettriche, come la sottostazione che potrebbe sorgere a Trezzano. Ed è proprio su questo punto che si concentra gran parte delle preoccupazioni. Secondo le ipotesi progettuali emerse nelle scorse settimane, la struttura occuperebbe circa 67 mila metri quadrati all’interno del Parco Sud. Un’area pari a oltre nove campi da calcio che verrebbe sottratta alla sua attuale destinazione agricola e ambientale.
Per molti cittadini la domanda è semplice: perché Trezzano dovrebbe ospitare un’infrastruttura così impattante per alimentare impianti che sorgeranno in altri Comuni? In altre parole, chi raccoglierà i benefici economici e chi sosterrà invece il costo ambientale dell’operazione? Il dibattito investe anche il ruolo delle amministrazioni locali. Formalmente i Comuni mantengono competenze urbanistiche e pianificatorie. Tuttavia, quando le opere vengono classificate come strategiche o di interesse pubblico nazionale, il margine di intervento degli enti locali tende inevitabilmente a ridursi.
Un aspetto che alimenta il malcontento di molti amministratori e cittadini, convinti che decisioni destinate a modificare profondamente il territorio debbano nascere da un confronto più ampio e trasparente. Sul fronte sanitario, gli esperti invitano alla prudenza. Ad oggi non esistono evidenze scientifiche consolidate che colleghino le moderne sottostazioni elettriche a rischi specifici per la salute quando vengono rispettati i limiti previsti dalla normativa. Le richieste che arrivano dal territorio riguardano però monitoraggi indipendenti, controlli costanti e massima trasparenza sui dati ambientali.
Le principali preoccupazioni riguardano infatti soprattutto il consumo di suolo, l’impatto paesaggistico, la pressione infrastrutturale e gli effetti cumulativi che potrebbero derivare dalla concentrazione di più opere nello stesso quadrante territoriale. L’impressione emersa dall’incontro di Trezzano è che il confronto sia soltanto all’inizio. Nessuno mette in discussione l’importanza delle infrastrutture digitali per l’economia contemporanea. La vera questione riguarda piuttosto le modalità con cui queste vengono realizzate e il rapporto tra interesse generale e tutela delle comunità locali.
La domanda che attraversa oggi il Sud Ovest milanese non è se i data center siano utili oppure no. La domanda è un’altra: come conciliare innovazione, sostenibilità e partecipazione democratica senza trasformare i territori in semplici piattaforme al servizio delle esigenze energetiche della nuova economia digitale? È una sfida che coinvolge cittadini, amministratori, istituzioni e imprese. E che nei prossimi mesi potrebbe ridisegnare una parte importante del futuro del Sud Ovest milanese.














