L’assemblea generale dei dipendenti del comune di Corsico tenutasi ieri ha deciso di proclamare lo “stato di agitazione” del personale “. Il motivo? Mancano, rispetto al passato, soldi nel fondo integrativo e il clima sul posto di lavoro, negli ultimi tempi, sarebbe diventato “irrespirabile” (poca educazione da parte di alcuni, malessere organizzativo). L’altro motivo all’ordine del giorno, la lettera anonima inviata ai giornali con la quale il comitato di donne del comune di Corsico aveva denunciato molestie da parte di un dirigente, argomento che avrebbe meritato un’assemblea ad hoc, è stato solo sfiorato.
In attesa di tempi migliori
I delegati della Cgil hanno ribadito la possibilità di denunciare in modo anonimo qualsiasi molestia tramite un numero di telefono, quelli della Uil si sono detti disponibili ad affiancare qualsiasi dipendente che racconti episodi di cui è rimasta vittima con denunce alla magistratura, sino all’ultimo grado di giudizio. Nessuna si è fidata di parlare pubblicamente, troppo grande il rischio di ritorsioni e di essere additate come “quelle che hanno parlato”. Probabilmente, se le molestie sono state reali, sì è trattato di una forma di autotutela, in attesa di tempi e condizioni migliori.
Vengo anch’io? No, tu no!
Una curiosità: il sindaco Stefano Ventura aveva chiesto di partecipare all’assemblea per poter raccogliere dalla viva voce delle dipendenti eventuali denunce ma sono stati gli stessi delegati sindacali a dire di no. Così, sul tavolo, sono rimaste solo le questioni del fondo integrativo e del clima “irrespirabile” sul posto di lavoro con la conseguente proclamazione dello stato di agitazione. Entro lunedì, secondo procedura, dovrebbe essere inviata al Prefetto di Milano una richiesta di conciliazione. A fine settimana prossima se ne saprà di più: se il comune ha altre risorse da investire a favore del salario accessorio dei propri dipendenti o no e cosa intende fare per migliorare il clima all’interno degli uffici comunali. Per chiarire il “caso” delle molestie si dovrà aspettare ancora.













