
Doveva essere il simbolo della riqualificazione del quartiere Lavagna, ma il cantiere per l’abbattimento degli edifici fatiscenti sta sollevando preoccupazioni e polemiche tra residenti e opposizione politica. Al centro delle contestazioni ci sono soprattutto le operazioni di rimozione dell’amianto presente nelle coperture degli immobili, non ancora concluse, e la presenza di sacchi contenenti materiale potenzialmente pericoloso lasciati all’aperto sotto la pioggia e i temporali degli ultimi giorni. Le immagini e le segnalazioni circolate tra gli abitanti del quartiere hanno alimentato l’allarme, soprattutto tra le famiglie che vivono nei vicini palazzi Aler.

All’avvio del cantiere, la stessa Aler aveva affisso locandine rivolte agli inquilini invitandoli a tenere chiuse le finestre, in particolare quelle affacciate direttamente sull’area dei lavori, proprio per limitare eventuali rischi legati alle operazioni di bonifica. Ora però i residenti chiedono rassicurazioni sulle modalità di stoccaggio del materiale rimosso. “Quando abbiamo visto quei sacchi bianchi lasciati all’aperto sotto il temporale ci siamo spaventati – racconta una giovane madre che vive nelle vicinanze –. Mio figlio gioca ogni giorno nel cortile e sapere che lì dentro potrebbe esserci amianto crea molta ansia. Vorremmo solo capire se tutto viene gestito in sicurezza”.
Preoccupazioni condivise anche da molti anziani del quartiere. “Ci hanno detto di non aprire le finestre e noi abbiamo seguito le indicazioni – spiegano due pensionati residenti nelle case Aler – ma vedere quei materiali restare lì sotto la pioggia non ci fa stare tranquilli. Qui vivono tante persone fragili e nessuno vuole correre rischi”. Oltre agli aspetti sanitari, il progetto divide anche sul piano politico ed economico. L’operazione riguarda un immobile acquistato da Aler per circa un milione di euro, a cui si aggiunge un ulteriore milione destinato alle demolizioni e alla futura realizzazione di una piazzetta pubblica.
Una scelta che diversi esponenti politici locali contestano apertamente. “L’operazione sull’immobile fatiscente al quartiere Lavagna rappresenta una scelta che ha sottratto risorse importanti alla riqualificazione degli alloggi comunali oggi inutilizzati. In una città con una forte emergenza abitativa questa decisione pesa in modo significativo”, sottolineano i critici del progetto, evidenziando come quelle risorse avrebbero potuto essere investite nel recupero di appartamenti sfitti da destinare alle famiglie in difficoltà. Nel frattempo il cantiere prosegue tra ruspe, demolizioni e timori crescenti. E mentre il Comune punta sulla futura piazzetta come simbolo di rinascita urbana, nel quartiere Lavagna c’è chi continua a chiedersi se il prezzo ambientale ed economico dell’intervento non sia troppo alto.













