
Un anniversario importante e un riconoscimento che arriva come un dono. Nel 2026, anno in cui la Fondazione Sacra Famiglia celebra i suoi 130 anni, arriva la notizia che don Domenico Pogliani, il sacerdote milanese che nel 1896 diede vita all’opera di Cesano Boscone, è stato dichiarato Venerabile da Papa Leone XIV. Sabato 24 ottobre, ricevendo in udienza il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, il Pontefice ha autorizzato la promulgazione del decreto sulle “virtù eroiche” del sacerdote. Un passaggio significativo nel cammino verso la beatificazione, accolto con grande gioia dalla Fondazione.
«Si tratta di una notizia meravigliosa che conferma la forza del carisma del fondatore», ha commentato monsignor Bruno Marinoni, presidente di Fondazione Sacra Famiglia. «E che consegna a noi la responsabilità di continuare a incarnare la sua straordinaria intuizione e di rinnovarne l’energia attraverso le nostre azioni». Una storia nata dalla carità Per comprendere il significato di questo riconoscimento bisogna tornare alla Milano dell’Ottocento e alle campagne che circondavano la città, dove la povertà e l’emarginazione colpivano duramente le persone malate, con disabilità e prive di un adeguato sostegno familiare.
Nato a Milano nel 1838 e ordinato sacerdote nel 1861, Domenico Pogliani maturò le prime esperienze pastorali a Rosate e successivamente prestò servizio in altre comunità, fino ad arrivare al Duomo di Milano. Nel 1883 venne nominato prevosto di Cesano Boscone, dove entrò in contatto con le difficoltà di tante famiglie incapaci di garantire assistenza ai propri cari più fragili. La sua risposta fu concreta. Dopo aver accolto alcune persone bisognose direttamente nella propria abitazione, il 1° giugno 1896 fondò l’Ospizio Sacra Famiglia per gli incurabili della campagna milanese. Un progetto nato con risorse limitate, sostenuto dalla generosità dei benefattori e dall’aiuto delle religiose, in particolare delle Suore di Maria Bambina.
L’intuizione di don Pogliani andava oltre il semplice ricovero: offrire a chi era emarginato un luogo in cui trovare cura, dignità, relazioni e un senso di appartenenza. Il motto scelto per l’opera, Super Omnia Charitas, «al di sopra di tutto la carità», ne riassume ancora oggi lo spirito. Da un ospizio a una grande opera di accoglienza Quella iniziata da don Pogliani è diventata nel tempo una realtà articolata, capace di evolversi per rispondere ai bisogni delle persone. Alla sua morte, nel 1921, la Fondazione proseguì il proprio cammino sotto la guida del successore, don Luigi Moneta, che ne favorì l’espansione.
In 130 anni, la Sacra Famiglia ha attraversato profondi cambiamenti sociali e culturali, mantenendo al centro la dignità della persona. Oggi il suo impegno si traduce in servizi di assistenza, cura e riabilitazione rivolti alle persone con disabilità, agli anziani non autosufficienti e a chi necessita di sostegno. È proprio in questa continuità tra le origini e il presente che si colloca il riconoscimento di Papa Leone XIV: non soltanto un traguardo nella storia della causa di beatificazione, ma anche un richiamo all’attualità del messaggio del fondatore.
Il cammino verso la beatificazione
La dichiarazione di Venerabilità significa che la Chiesa ha riconosciuto che don Domenico Pogliani ha vissuto in grado eroico le virtù cristiane. Si conclude così una prima fase del percorso che potrebbe condurlo alla beatificazione. Per procedere al passo successivo sarà necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione, secondo le procedure previste dalla Chiesa. A Cesano Boscone, intanto, la notizia si intreccia con una ricorrenza speciale. I 130 anni della Fondazione diventano l’occasione per guardare alle radici di un’opera nata quando le persone più fragili rischiavano di essere dimenticate e che, da allora, ha fatto dell’accoglienza la propria missione. Il riconoscimento di don Pogliani restituisce così nuova forza a una storia che non appartiene soltanto al passato: è un’eredità che continua a interrogare il presente e a chiedere, ogni giorno, di tradurre la carità in gesti concreti.














