
Alla fine, più che un mercato coperto, è diventato un caso politico a cielo aperto. A Buccinasco il capannone di via della Resistenza – acquistato anni fa dal Comune con circa 800mila euro per trasformarlo in un moderno polo commerciale – è ufficialmente in vendita. Base d’asta: 1.048.000 euro. Termine per le offerte: 22 maggio 2026. Una storia che, letta tutta insieme, somiglia più a un manuale degli errori che a un progetto di rigenerazione urbana.
L’idea iniziale era ambiziosa: un mercato coperto sul modello delle grandi città europee, tra food, commercio e spazi di aggregazione. C’erano anche i fondi regionali – circa 630mila euro – e le promesse di rilancio del tessuto economico locale. Poi, però, la realtà ha bussato alla porta. E non ha trovato nessuno disposto ad aprire.
Perché il passaggio chiave è stato questo: il Comune compra il capannone… e solo dopo cerca un partner privato per realizzare e gestire il progetto. Risultato? Quando nel 2024 viene pubblicato l’avviso, non si presenta nessuno. Zero. Il mercato coperto resta sulla carta, mentre l’immobile resta lì, fermo, a ricordare che forse il carro è stato messo davanti ai buoi.
Nel frattempo, il conto cresce. Il progetto complessivo stimato sfiorava i 3 milioni di euro, senza un vero studio di fattibilità completo. Le opposizioni avevano sollevato dubbi già all’inizio, chiedendo verifiche ambientali e garanzie sui costi. Risposte? Poche. E spesso liquidate. Poi arriva il colpo finale: gran parte dei fondi regionali inutilizzati viene restituita. Un paradosso che pesa come un macigno. Da opportunità a boomerang, il passo è stato breve.
Oggi la giunta che governa la città cambia strategia: si vende. Ufficialmente per “rigenerare l’area degradata” e recuperare risorse da destinare ai servizi. L’aggiudicatario potrà trasformare l’immobile in residenziale, commerciale o produttivo, con un unico vincolo: cedere al Comune uno spazio di circa 120 metri quadri per uso pubblico. Una soluzione che sa tanto di piano B. O forse C.
Nel frattempo, resta una domanda semplice ma pesante: com’è possibile passare da un progetto annunciato come “fondamentale per il rilancio del commercio” a una vendita all’asta nel giro di pochi anni? La risposta, per molti, sta tutta nelle scelte politiche. Perché qui non si parla solo di un capannone, ma di metodo: prima si spende, poi si verifica. Prima si annuncia, poi – forse – si pianifica.
E così Buccinasco si ritrova con un immobile da piazzare sul mercato e una storia difficile da archiviare. Perché certe operazioni non finiscono con un’asta: restano come promemoria. Di come una buona idea, senza basi solide, possa trasformarsi nell’ennesima occasione persa.













