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Buccinasco, il Comune chiude alcune attività e getta ombre sulla legalità: ma non dice quali negozi sono nel mirino e per quali motivi?

Annunciato il blocco di alcune attività commerciali e richiamato il rischio di infiltrazioni mafiose. Ma non si indica quante siano, quali esercizi siano coinvolti né le ragioni dei provvedimenti. Una scelta comunicativa che rischia di alimentare dubbi e di gettare un'ombra sull'intero tessuto economico cittadino.

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IlComune di Buccinasco ha diffuso una nota nella quale annuncia di aver imposto  la chiusura di alcune attività commerciali presenti sul territorio

La legalità non si discute. Così come non si discutono i controlli sulle attività commerciali e la collaborazione tra Comune, Polizia locale e Prefettura per prevenire infiltrazioni della criminalità organizzata. Anzi, sono strumenti indispensabili in un territorio che, nel corso degli anni, ha dovuto fare i conti con la presenza documentata della ‘ndrangheta. Ciò che invece merita una riflessione è il modo in cui queste attività vengono comunicate ai cittadini.

Questa mattina, il Comune di Buccinasco ha diffuso una nota nella quale annuncia di aver imposto  la chiusura di alcune attività commerciali presenti sul territorio a causa della”mancanza di requisiti obbligatori e della documentazione prevista da regolamenti comunali e leggi dello Stato”. Una notizia rilevante, che però lascia senza risposta le domande più importanti. Quante sono le attività interessate? Di quali esercizi si tratta? Dove si trovano? Sono già stati emessi i provvedimenti di chiusura oppure sono ancora in corso le procedure amministrative? E soprattutto: perché vengono chiuse?

Il comunicato, come detto,  parla genericamente della mancanza di requisiti obbligatori e della documentazione prevista dalla normativa. Un’affermazione che può comprendere situazioni molto diverse tra loro: autorizzazioni mancanti, irregolarità amministrative, pratiche non aggiornate, requisiti professionali non posseduti oppure violazioni ben più gravi. Subito dopo, però, la comunicazione introduce un altro elemento, ben più delicato: il possibile collegamento tra la mancanza di documenti e fenomeni di criminalità organizzata, richiamando il Protocollo sottoscritto con la Prefettura di Milano per contrastare le infiltrazioni mafiose.

È proprio qui che nasce il problema. Il lettore è portato, inevitabilmente, ad associare le due affermazioni. Ma il Comune non chiarisce se le attività che stanno chiudendo siano effettivamente riconducibili a interdittive antimafia o ad accertati collegamenti con organizzazioni criminali, oppure se si tratti semplicemente di esercizi che non hanno rispettato obblighi amministrativi. La differenza è sostanziale. Un conto è la sospensione di un’attività per irregolarità burocratiche o per la mancanza di autorizzazioni previste dalla legge. Ben altro è la chiusura conseguente a un’interdittiva antimafia o a verifiche che abbiano evidenziato rapporti con la criminalità organizzata.

Senza questa distinzione, il rischio è che l’intero comparto commerciale di Buccinasco finisca per essere osservato con sospetto. Ed è un rischio che la città non può permettersi. Da decenni Buccinasco convive con un’immagine pesante, costruita dalle numerose inchieste giudiziarie che hanno documentato la presenza di famiglie legate alla ‘ndrangheta. Proprio per questo, ogni comunicazione istituzionale che richiami mafia, infiltrazioni e controlli straordinari dovrebbe essere accompagnata dalla massima precisione.

Perché una frase generica può produrre effetti molto concreti. Può indurre i cittadini a pensare che dietro ogni negozio ci sia qualcosa di poco chiaro. Può creare diffidenza verso commercianti che magari non hanno alcun rapporto con la criminalità e che svolgono il proprio lavoro nel pieno rispetto delle regole. La trasparenza, in questi casi, tutela tutti: le istituzioni, che dimostrano la correttezza del proprio operato; gli imprenditori onesti, che non vengono accomunati a situazioni ben più gravi; e i cittadini, che hanno il diritto di conoscere i fatti nella loro esatta dimensione.

Per questo sarebbe utile che il Comune rendesse pubblici alcuni elementi essenziali: il numero delle attività interessate, la tipologia dei provvedimenti adottati, le norme violate e, soprattutto, se tra i casi esaminati ve ne siano effettivamente alcuni riconducibili ai controlli antimafia svolti in collaborazione con la Prefettura. Non si tratta di chiedere la diffusione di informazioni riservate o di compromettere indagini in corso. Si tratta di distinguere chiaramente ciò che appartiene alla normale attività amministrativa da ciò che, eventualmente, riguarda il contrasto alla criminalità organizzata.

La lotta alle mafie ha bisogno di rigore, determinazione e controlli efficaci. Ma anche di una comunicazione precisa, documentata e verificabile. Perché la legalità si costruisce anche attraverso informazioni complete, che consentano ai cittadini di capire cosa accade davvero senza lasciare spazio a interpretazioni o sospetti generalizzati.

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