
La crisi della Bcs entra nella fase più delicata. La storica azienda abbiatense, leader nella produzione di macchine agricole, generatori elettrici e attrezzature per la manutenzione del verde, è ormai sull’orlo del fallimento. A preoccupare è la scadenza del concordato preventivo fissata per il 3 giugno: senza nuovi investimenti o un intervento istituzionale immediato, il rischio concreto è quello della chiusura degli stabilimenti e della perdita di circa 500 posti di lavoro. Bcs conta tre siti produttivi: oltre agli impianti di Abbiategrasso e Cusago, anche quello di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia. Nonostante gli ordini e il lavoro non manchino, il peso dei debiti accumulati negli anni ha bloccato l’attività produttiva, mettendo in pericolo il futuro dell’azienda e delle famiglie dei lavoratori.
La mobilitazione dei dipendenti è scesa in piazza questa mattina, giovedì 21 Maggio, ad Abbiategrasso con un corteo sostenuto dai sindacati e da esponenti politici del territorio. “È iniziato il conto alla rovescia: è necessario istituire subito un tavolo di crisi ministeriale con i sindacati e la proprietà”, dichiarano Paolo Romano, consigliere regionale del Pd e capogruppo in IV Commissione Attività produttive, e Andrei Lacanu, capogruppo Pd in consiglio comunale ad Abbiategrasso. “Oggi siamo presenti al corteo con i lavoratori, ma è urgente che anche il sindaco di Abbiategrasso e Cusago, così come tutte le istituzioni, si attivi e supporti la richiesta dei sindacati”, aggiunge Lacanu. “Dobbiamo assolutamente mantenere la continuità produttiva, tutelare il lavoro e le 500 famiglie interessate dalla crisi”.
Romano rilancia la richiesta di un intervento immediato da parte della Regione e del Governo. “Ci uniamo ai sindacati per chiedere al presidente Fontana di scrivere immediatamente al Ministero delle Imprese sollecitando l’avvio del tavolo di crisi. Serve valutare tutte le ipotesi: un’azienda che lavora non può chiudere per debiti pregressi, abbandonando lavoratori e famiglie”. Tra le ipotesi sul tavolo anche una proroga del concordato preventivo e la ricerca di un possibile acquirente che possa garantire continuità industriale. “La scadenza del 3 giugno mette a rischio il futuro di tutti gli stabilimenti: bisogna agire senza perdere altro tempo”, concludono gli esponenti dem. La vicenda Bcs riporta al centro il tema della tutela del tessuto industriale lombardo, in un territorio dove l’azienda rappresenta da decenni non solo un simbolo produttivo, ma anche un punto di riferimento occupazionale e sociale.















[…] la situazione della società BCS di Abbiategrasso, azienda in grosse difficoltà economiche (leggi qui), proprietaria della Mosa. Un confronto considerato fondamentale per avviare un’azione condivisa a […]