
Una bolletta del teleriscaldamento da 107,06 euro, con una voce che da sola assorbe quasi metà della spesa: 48,85 euro per la cosiddetta «quota dispersione». È quanto risulta da una fattura relativa a un’utenza del quartiere Burgo, esaminata da pocketnews.it. Una cifra che solleva interrogativi non soltanto sull’importo da pagare, ma anche sulla trasparenza dei criteri con cui vengono ripartiti i costi del riscaldamento. Qualche numero per spiegare meglio di cosa stiamo parlando. La fattura presenta un imponibile di 97,33 euro, così suddiviso: 25,33 euro per la «quota variabile energia RISC + ACS», riferita a riscaldamento e acqua calda sanitaria; 23,15 euro di quota fissa; e 48,85 euro per la «quota dispersione» cioè per il calore «disperso» che non è mai arrivato nella casa dell’utente. Quest’ultima rappresenta il 50,2% dell’imponibile e il 45,6% dell’importo complessivo della bolletta. In altre parole, la voce relativa alla dispersione costa quasi il doppio della componente variabile dell’energia effettivamente indicata in fattura. È un rapporto che merita una spiegazione, soprattutto in un momento in cui le spese energetiche rappresentano una voce importante del bilancio familiare.
Che cosa si paga davvero con la quota dispersione?

pocketnews.it ha cercato di ottenere chiarimenti da Engie, gestore della rete di teleriscaldamento di Corsico. Contattato il servizio clienti, un operatore ha spiegato telefonicamente che la voce sarebbe riferita al calore disperso dalle tubazioni nel tratto compreso tra lo scambiatore che serve l’edificio e l’appartamento interessato dalla fattura. La spiegazione, tuttavia, non chiarisce il punto essenziale: come si arriva a determinare proprio 48,85 euro? L’operatore non è stato in grado di indicare la formula utilizzata né i parametri impiegati per calcolare l’addebito.
È una distinzione importante. Nel teleriscaldamento il calore viene prodotto in una centrale e trasportato attraverso una rete di tubazioni fino agli edifici. Una parte dell’energia può disperdersi durante il trasporto e all’interno degli impianti comuni. Ma la perdita fisica di calore e la somma denominata «quota dispersione» in una fattura non sono necessariamente la stessa cosa. Per capire che cosa venga effettivamente addebitato occorre sapere se la cifra corrisponda a una quantità di energia dispersa misurata, a una stima convenzionale oppure a un criterio di ripartizione delle spese adottato per l’edificio. Sono ipotesi differenti, che richiedono spiegazioni e documentazione altrettanto differenti.
Che cosa dicono i documenti pubblici di Engie?
Un elemento utile arriva proprio dalla documentazione ufficiale. Nel tariffario residenziale di Engie relativo a Corsico, pubblicato per settembre 2026, il prezzo di riferimento per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria è articolato in due componenti: una quota consumo, espressa in euro per megawattora, e una quota potenza, espressa in euro per kilowatt. Per settembre 2026 il documento indica una quota consumo di 205,83 euro/MWh, IVA esclusa, e una quota potenza di 26,63 euro/kW, anch’essa al netto dell’IVA. La questione è che nella struttura tariffaria pubblicata non compare una terza componente denominata «quota dispersione». E allora?
Le condizioni generali di contratto precisano inoltre che la quota consumo è calcolata sulla base dell’energia contabilizzata dal contatore installato nella sottocentrale di teleriscaldamento presso il locale tecnico del cliente. Questo, da solo, non dimostra che l’addebito contestato sia scorretto. La fattura del singolo appartamento potrebbe riflettere una ripartizione interna delle spese condominiali, distinta dalla tariffa applicata da Engie all’edificio. In tal caso, però, sarebbe necessario identificare il criterio utilizzato, il soggetto che ha effettuato il calcolo e la documentazione contrattuale o tecnica che lo giustifica. Invece, nulla. La domanda, dunque, resta aperta: la quota dispersione è una voce prevista dal contratto di fornitura, una componente della ripartizione condominiale oppure un altro tipo di addebito? E dove sono riportate le regole per calcolarla?
Perché 48,85 euro? Le domande ancora senza risposta
Per fare chiarezza servono informazioni concrete. Engie dovrebbe precisare quale formula sia stata applicata alla fattura esaminata e su quali dati si basi il calcolo. In particolare, occorre sapere:
- se la quota sia calcolata sui consumi del singolo appartamento, sui consumi complessivi dell’edificio o sulla base di una percentuale prestabilita;
- se esistano misurazioni dell’energia effettivamente dispersa e, in caso affermativo, a quale tratto dell’impianto si riferiscano;
- come venga ripartito l’eventuale costo tra i diversi appartamenti;
- se il criterio sia previsto dal contratto di fornitura o da un regolamento di ripartizione delle spese condominiali;
- se la stessa modalità di calcolo venga applicata a tutte le utenze del quartiere Burgo e con quali risultati.
Senza questi elementi non è possibile stabilire se i 48,85 euro siano il risultato di una perdita energetica reale, di un criterio convenzionale di ripartizione o di un’altra componente di costo. Né è possibile capire se il caso esaminato sia isolato o rappresentativo di una situazione più ampia.
Il teleriscaldamento conviene ancora?
La vicenda solleva anche una questione più generale: quanto è conveniente il teleriscaldamento per le famiglie di Corsico, considerando il costo complessivo del servizio? Un confronto con le altre fonti energetiche richiede cautela. A settembre 2026 il PUN Index GME, indice del prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso, si è attestato a 207,54 euro/MWh. Nello stesso mese il tariffario Engie per Corsico indicava una quota consumo di 205,83 euro/MWh per il teleriscaldamento residenziale.
I due valori sono vicini, ma il confronto non basta a stabilire quale sistema sia più economico. Il prezzo del teleriscaldamento riguarda l’energia termica fornita, mentre il PUN si riferisce all’elettricità acquistata all’ingrosso. Nessuno dei due coincide con il costo finale sostenuto da una famiglia. Nel caso del gas, al prezzo della materia prima si aggiungono le altre componenti della bolletta e bisogna considerare il rendimento della caldaia.
Per l’elettricità occorre invece distinguere il prezzo all’ingrosso da quello effettivamente pagato e valutare anche il rendimento dell’impianto: una pompa di calore, per esempio, può produrre più energia termica di quanta elettricità consumi. Per capire se il teleriscaldamento sia conveniente servirebbe quindi confrontare i costi complessivi a parità di fabbisogno termico, includendo le quote fisse, i consumi effettivi e tutti gli eventuali addebiti aggiuntivi. È proprio per questo che una voce poco comprensibile come la quota dispersione non può essere considerata un dettaglio secondario.
La trasparenza è il punto centrale
pocketnews.it ha chiesto a Engie chiarimenti sulla formula di calcolo della quota dispersione e sulla base contrattuale dell’addebito. Al momento della chiusura di questo articolo non è ancora pervenuta una spiegazione tecnica documentata che consenta di ricostruire l’importo di 48,85 euro. Il tema non riguarda soltanto una singola fattura. Se la voce viene applicata anche ad altre utenze del quartiere, la questione interessa potenzialmente numerose famiglie che hanno bisogno di comprendere come si formi la spesa per il riscaldamento. La richiesta è semplice: conoscere che cosa si paga, come viene calcolato l’importo e in base a quali regole viene distribuito tra gli utenti. Non basta attribuire una cifra alla dispersione del calore: occorre rendere verificabile il percorso che porta dalla misurazione dell’energia alla somma addebitata. In attesa di chiarimenti, resta una domanda alla quale i residenti del Burgo hanno diritto di ottenere una risposta: come si arriva a pagare 48,85 euro di «quota dispersione» su una bolletta da 107,06 euro?














