
Cominciano di nuovo a soffiare venti di guerra a Trezzano sul Naviglio. Giovedì si è riunita la Commissione Territorio. All’ordine del giorno, una questioni che definire tecnica sarebbe riduttivo: in gioco c’è il futuro di un’ampia porzione del Parco Sud e l’equilibrio ambientale di un territorio già fortemente urbanizzato. Il motivo? E’ presto detto.
La richiesta di realizzare quattro nuovi data center — due a Cusago, uno a Buccinasco e uno ad Assago — ha innescato un effetto domino che potrebbe incidere pesantemente sul territorio trezzanese: per garantire le centinaia di megawatt necessari al loro funzionamento, sarebbe prevista la costruzione di una nuova stazione elettrica di trasformazione 380/220 kV. Un’infrastruttura imponente, funzionale a un modello di sviluppo energivoro che presto potrebbe presentare il conto ai residenti.
Da una parte c’è il Ministero che avrebbe già classificato queste opere come “strategiche” e di “rilevante interesse pubblico”. Tradotto: inevitabili. Dall’altro le forze politiche locali, il Pd in primo luogo che ha denunciato il progetto tramite il capogruppo in Consiglio comunale Claudio Albini. Pd che lamenta “una formula che rischia di comprimere ogni spazio di confronto democratico, trasformando una scelta politica in un destino già scritto”. Un destino a discapito di chi vive il territorio.
A occuparsi dello sviluppo della rete elettrica è Terna, società a partecipazione pubblica che opera in un quadro normativo che le consente di pianificare e realizzare infrastrutture ritenute necessarie per rispondere alla domanda energetica nazionale. Senza dover rendere conto ad alcuno. O a pochi. In Commissione, i tecnici hanno illustrato il progetto: la nuova stazione dovrebbe sorgere a Trezzano sul Naviglio, all’interno del Parco Sud.
Le sue dimensioni? 67mila (sessantasettemila) metri quadrati. Oltre nove campi da calcio. Un’enormità. Un’estensione che richiama, per dimensioni, la stazione già presente a Settimo Milanese. Un impatto tutt’altro che marginale in un’area agricola e naturale che rappresenta uno degli ultimi polmoni verdi a sud-ovest di Milano. E non è tutto. Alla stazione dovranno collegarsi i data center, con chilometri di cavidotti interrati, cantieri diffusi, scavi e opere accessorie. Un intervento complesso che rischia di cambiare per sempre il volto della Marchesina e di una parte significativa del Parco Sud.
In cambio, sarebbe previsto un indennizzo di 400mila euro da destinare a opere pubbliche. Una cifra irrisoria. Che, a fronte dell’impatto ambientale e paesaggistico permanente, appare a molti come una compensazione simbolica, quasi un’elemosina. Il confronto fra Terna e amministrazione trezzanese sarebbe iniziato lo scorso maggio. Tuttavia, solo pochi giorni fa il Consiglio Comunale è stato informato formalmente della questione. Nel frattempo, il progetto è stato depositato al Ministero e l’iter per ottenere le autorizzazioni avviato. Procedure lunghe, certo. Ma già incanalate.
Durante la Commissione, il sindaco di Trezzano, Giuseppe Morandi, si è detto poco soddisfatto della prospettiva, spiegando di aver trattato per ottenere un posizionamento il più lontano possibile dalle abitazioni. Più di così, ha sostenuto, non sarebbe stato possibile fare. Albini ha puntato l’indice accusatorio: perché non coinvolgere fin dall’inizio i consiglieri comunali — che per mandato devono indirizzare e controllare — e la cittadinanza? Perché portare la questione all’attenzione pubblica quando il percorso appare già tracciato?
In Commissione è emerso come anche parte della maggioranza fosse all’oscuro dei dettagli e, in diversi casi, contraria all’intervento. Un segnale che la partita non è chiusa e che il tema travalica gli schieramenti. Qui non si discute soltanto di un’infrastruttura tecnica. Si discute di modello di sviluppo, di consumo di suolo, di priorità energetiche. Si discute del rapporto tra interesse nazionale e tutela dei territori. E si discute di metodo democratico.
La questione approderà in Consiglio Comunale che, al di là delle dichiarazioni, sarà terreno di scontro politico. Le opposizioni annunciano battaglia. Il sindaco ha promesso un incontro pubblico e la condivisione della documentazione disponibile. Qui però si tratta di decisioni che potrebbero cambiare per sempre il volto del territorio e non possono essere calate dall’alto. E su questo tema, forse, maggioranza e opposizione dovrebbero trovare un terreno comune: difendere il diritto dei residenti a scegliere il proprio futuro. Ma forse è solo un’inutile speranza.
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