Lo ha deciso il Gip Teresa De Pascale che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Monia Di Marco. L’accusa è di omicidio premeditato aggravato
Si chiamava Antonio Crisanti, classe 1955, residente a Napoli, l’uomo assassinato il pomeriggio dello scorso 25 febbraio, in viale Lazio, di fronte al supermercato Il Gigante, a Rozzano. L’uomo era stato colpito da quattro proiettili. Due lo avevano centrato all’addome, uno alla spalla e uno al collo. Ieri il suo assassino (Manuele Spavone, 35 anni, genero di Cristante), e il suo complice (Achille Mauriello, 27 anni), sono stati mandati sotto processo con giudizio immediato.
L’accusa
Lo ha deciso il Gip Teresa De Pascale che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Monia Di Marco e dell’aggiunto letizia Mannella. L’accusa è di omicidio premeditato aggravato. L’agguato per uccidere Cristanti era avvenuto lo scorso 25 febbraio. Lo stesso giorno, al palazzo di Giustizia, si era concluso un incidente probatorio nel quale la nipote, una bimba di otto anni, aveva parlato degli abusi che l’uomo le avrebbe inflitto.
Le molestie
In quell’occasione, davanti al giudice e alla madre della piccola, figlia del 63enne ucciso, era arrivata, in sostanza, la conferma dei racconti già resi dalla bambina alla polizia in un’audizione protetta. Qualche ora dopo il nonno fu ucciso come in una “esecuzione”. Tra le varie ipotesi investigative, è stata vagliata anche quella che il 63enne sia stato attirato in una trappola per portare a termine la vendetta di Spavone contro di lui, ed essere stato, dunque, invitato appositamente a tornare da Napoli a Rozzano, solo pochi giorni prima di essere ucciso.
Premeditazione
“Quando l’ho visto, ho avuto un black out improvviso, immediato”, aveva detto, in sostanza, il padre della bimba davanti ai pm e al gip subito dopo il suo arresto. L’uomo sin dallo scorso febbraio, sin da quando si è costituito, ha sostenuto anche che il suo amico di 27 anni, che guidava lo scooter da cui erano partiti i colpi, non era a conoscenza di ciò che lui avrebbe fatto. I pm, invece, hanno contestato la premeditazione a entrambi, aggravante che non era stata inserita in precedenza nel decreto di fermo.
Dopo quattro mesi
A compiere materialmente l’omicidio sarebbe stato quindi Emanuele Spavone, che aveva scaricato i proiettili della sua pistola su Cristanti con lo stile di una vera e propria esecuzione. Poche ore dopo l’omicidio, i due killer, accompagnati da un avvocato, si erano presentati nella caserma di Rozzano e si erano costituiti. Trascorsi quattro mesi, chiuse le indagini, la decisioni di processarli con accuse molto pesanti.
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