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Truffa bonus edilizi: cantieri milionari di case fantasma, sotto accusa anche imprenditori di Cesano e Trezzano

Marco Monti, 51 anni di Vigevano,  uno dei protagonisti di questa truffa, ha patteggiato una pena di 4 anni e 2 mesi di reclusione

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È un’inchiesta che ha svelato una truffa miliardaria nel settore edilizio, utilizzando il sistema dei bonus fiscali come strumento di frode che vede coinvolti piccoli e grandi imprenditori di Trezzano sul Naviglio, Cesano Boscone e di altri comuni della Lombardia. Le  indagini, condotte dalla Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia  Economico-Finanziaria di Como, hanno messo in luce una rete di  truffatori che, attraverso la falsificazione di documenti e l’emissione  di fatture per operazioni inesistenti, hanno generato falsi crediti  d’imposta, raggirando lo Stato e gli enti pubblici.

I protagonisti di  questa vicenda sono coinvolti in un caso che ha colpito un’intera area  dell’edilizia nazionale, che va dalle ristrutturazioni agli ecobonus  fino al bonus facciate, e che ha visto la creazione di “case fantasma”, inesistenti. Lo scorso settembre 2024, su ordine del sostituto procuratore Antonia Pavan, la  Guardia di Finanza aveva eseguito misure cautelari nei confronti di  sette indagati. Gli accusati sono ora sotto processo davanti al GUP di Como, Maria Elisabetta De Benedetto. Marco Monti, 51 anni di Vigevano,  uno dei protagonisti di questa truffa, ha patteggiato una pena di 4 anni  e 2 mesi di reclusione, con la possibilità di scontare la pena ai domiciliari. Assieme a Monti, sono coinvolti altri soggetti, tra cui Luca Beretta (23 anni di Cesano Boscone), Monica Ceron (56 anni di Cesano Boscone), Luigi Claudio Ginevra (56 anni di Sesto e Uniti nel Cremonese), Samuele Russo (51 anni di Trezzano sul Naviglio) e Giuseppe Ruta (71 anni di Mirandolo Terme). Questi ultimi dovranno affrontare il processo a inizio maggio 2025.

Per i coniugi Patrizia Galli (56 anni) e Livio Motta (60 anni), che sono  latitanti e si trovano alle Mauritius, sono stati disposti dei  provvedimenti separati. Ginevra, Monti, Galli e Motta sono accusati di  truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, mentre gli altri sono coinvolti in reati tributari legati all’emissione di  fatture per operazioni inesistenti. Le indagini si sono concentrate sulla Cdm Group, una società di Como  operante nel settore edilizio. Negli ultimi anni, la società aveva  registrato un’esplosione di fatturato, passando da ricavi di poche  migliaia di euro a oltre 36 milioni. Tuttavia, a fronte di tale  incremento, l’impresa non disponeva di mezzi, attrezzature o personale  in grado di giustificare tale crescita. Questa discrepanza ha subito attirato l’attenzione degli inquirenti.

La Cdm Group è accusata di violare le normative fiscali e tributarie, in particolare per aver presentato ben 579 comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, con cui ha cercato di generare falsi crediti d’imposta per lavori edilizi che, di fatto, non erano mai stati realizzati. Le false  pratiche hanno coinvolto progetti di ristrutturazione ed ecobonus in  Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. La società è stata dunque  accusata di frode fiscale, con l’obiettivo di ottenere indebitamente  ingenti somme dallo Stato.

Il sistema di truffa si è basato sulla creazione di “case fantasma”,  ovvero immobili che, pur non esistendo nella realtà, erano documentati e descritti attraverso pratiche e fatture false. Queste operazioni  permettevano agli indagati di presentare costi fittizi per lavori  edilizi, ottenendo così bonus edilizi come l’ecobonus, il superbonus e il bonus facciate, in realtà non dovuti. Le case non esistevano, ma i  fondi pubblici venivano comunque richiesti e ottenuti, ingannando le  autorità fiscali.vIl fenomeno delle “case fantasma” è particolarmente grave, poiché non  solo danneggia l’erario, ma mina anche la fiducia nel sistema delle  agevolazioni fiscali, pensato per supportare la ristrutturazione e  l’efficienza energetica degli immobili. In questo caso, l’utilizzo  fraudolento dei bonus edilizi ha permesso agli indagati di accumulare  ingenti profitti attraverso operazioni ingannevoli. La vicenda sottolinea, ancora una volta,  l’importanza di un controllo rigoroso sui fondi pubblici, in particolare  quelli destinati alla ristrutturazione e al miglioramento energetico  degli immobili.

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