
È quasi tutto pronto per titolare una strada di Trezzano a don Peppino Ponti, parroco di Trezzano per più di trent’anni: una figura che è rimasta nei cuori di chi lo ha conosciuto per la capacità di confortare e incoraggiare chiunque ne avesse bisogno. Oltre a donargli una ventata di allegria. Molti lo consideravano e lo considerano ancora il padre spirituale della città. L’appuntamento è per il prossimo 18 maggio, nel tratto di strada che dal Comune porta alla chiesa di sant’Ambrogio.
Dal 1964 al 1996, don Peppino Ponti è stato parroco di Trezzano. Gli vennero consegnate le chiavi della chiesa di San Ambrogio, e lui, col tempo, avrebbe conquistato quelle della città. L’amore, ricambiato, per i suoi fedeli e non, lo manifestava sia a livello religioso, sia nella società civile. Aveva infatti contribuito a creare e sviluppare molte associazioni e soprattutto facendo ricerche sulla storia di Trezzano. Aveva poi raccolto le sue fatiche nella collana di libri “Trecianum”. Si è battuto anche per avviare i primi restauri degli affreschi della chiesa di sant’Ambrogio, riportandola agli splendori cistercensi.
Si era spento, all’improvviso il 17 febbraio del 2012. Gli aneddoti da raccontare per chi lo ha conosciuto sin dal suo arrivo, sono sicuramente molti. Colpiva per la sua imprevedibilità. Imprevedibilità che, pero, trovava soluzioni. Anche impossibili. Ha dato un contributo determinante alla realizzazione del gemellaggio con la cittadina tedesca di Eching, alla fondazione dell’Avis locale, alla bocciofila. Il suo obiettivo – diceva – era “tenere le persone unite, farle diventare un comunità”. Proprio quel che oggi manca.
Al suo funerale, erano centinaia i trezzanesi che avevano voluto tributargli l’ultimo saluto. I suoi fedeli tracimavano dalla chiesa di San Ambrogio, dal piazzale di via IV Novembre, dal cortile dell’oratorio. Molti avevano i volti rigati dalle lacrime. Nel 2016 una mozione presentata da Giuseppe Russomanno invitava gli amministratori trezzanesi a titolare una strada a “Don Peppino”. Ci sono voluti nove anni per arrivare alla cerimonia del 18 maggio. L’annuncio della decisione, infatti, è dello scorso febbraio.










