
E se fosse proprio Trezzano il primo Comune italiano in cui esponenti di Fratelli d’Italia e iscritti a Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, si ritrovassero a governare insieme? Per ora è un’ipotesi politica, non un accordo ufficializzato. Ma quanto accaduto nell’ultimo Consiglio comunale, il primo dopo il passaggio di quattro consiglieri a Futuro Nazionale, ha alimentato più di un interrogativo sul futuro della maggioranza guidata dal sindaco Giuseppe Morandi. La seduta di ieri sera, convocata per discutere e approvare provvedimenti amministrativi, tra cui variazioni e scostamenti di bilancio, avrebbe dovuto essere soprattutto un appuntamento di ordinaria amministrazione. Si è trasformata, invece, nel primo confronto pubblico dopo la svolta politica che ha scosso gli equilibri locali: l’adesione a Futuro Nazionale di Russomanno, Padovani e Stroppa, di Insieme per Trezzano, ai quali si è aggiunto Malacarne, ex Fi.
Una scelta che non riguarda soltanto le appartenenze individuali. Il punto politico è un altro: che cosa succede a una maggioranza nata dalle elezioni del 2024 quando una parte dei suoi consiglieri aderisce a una formazione che si colloca alla destra di Fratelli d’Italia e rivendica una propria identità politica? E, soprattutto, come si comporteranno gli altri gruppi della coalizione? Le risposte, almeno per ora, sono rimaste sospese. Ma dal Consiglio sono arrivate dichiarazioni che sembrano delineare una fase di attesa, nella quale nessuno vuole rompere immediatamente gli equilibri, mentre tutti cercano di capire quali saranno i nuovi rapporti di forza.
L’attacco di Albini
A sollevare con maggiore decisione la questione è stato Claudio Albini, capogruppo del Partito democratico, che ha contestato la possibilità di considerare il passaggio dei quattro consiglieri una semplice vicenda personale, senza conseguenze sugli assetti dell’amministrazione. Il punto centrale del suo intervento è netto: «Cambia la maggioranza relativa, che si sposta pesantemente a destra». Per Albini non è credibile separare politicamente Insieme per Trezzano da Futuro Nazionale dopo l’adesione dei consiglieri e le dichiarazioni pubbliche che hanno accompagnato la scelta. «Far finta che Insieme per Trezzano e Futuro Nazionale siano cose separate e diverse» è, nella sostanza, la contraddizione denunciata dal capogruppo dem, che ha accusato i nuovi vannacciani di nascondersi dietro una lista civica e ha chiesto conto alla maggioranza della coerenza rispetto al mandato ricevuto dagli elettori.
La sua critica si è rivolta anche ai gruppi che continuano a sostenere il sindaco. La domanda posta da Albini è se l’attuale assetto politico corrisponda davvero alla coalizione che ha vinto le elezioni e alla volontà espressa dai trezzanesi nel 2024. Nel mirino del Pd è finito soprattutto il rischio che il nuovo peso dei consiglieri aderenti a Futuro Nazionale condizioni l’indirizzo politico dell’amministrazione. Albini ha richiamato le distanze che, a suo giudizio, separano il movimento di Vannacci dai valori di una forza moderata e liberale, chiamando in causa Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il ritornello del suo intervento è stato un richiamo alla «coerenza», accompagnato da un appello esplicito: «Prendetene atto e scegliete: poltrona o valori?». E, rivolgendosi alla maggioranza, ha concluso chiedendone le dimissioni. Parole dure, che fotografano il livello dello scontro politico. Ma dietro la polemica dell’opposizione c’è una questione concreta: se i quattro consiglieri hanno cambiato riferimento politico, quali conseguenze avrà questo passaggio sulle decisioni e sugli equilibri della giunta Morandi?
Morandi conferma: «È una scelta personale»
Il sindaco Giuseppe Morandi, dal canto suo, ha confermato la propria appartenenza a Fratelli d’Italia, precisando di riconoscersi nella componente liberale del partito guidato da Giorgia Meloni. Una dichiarazione politicamente significativa, perché rende evidente che la questione non riguarda soltanto i rapporti tra liste civiche, ma coinvolge direttamente due formazioni politiche oggi distinte. Morandi ha tuttavia ribadito che l’adesione dei quattro consiglieri a Futuro Nazionale rappresenta una loro scelta personale e che non dovrebbe modificare il lavoro della giunta. È la linea della continuità amministrativa: le appartenenze possono cambiare, ma l’attività del Comune deve proseguire. Una posizione che, almeno sul piano formale, punta a separare le nuove collocazioni politiche dei consiglieri dalle responsabilità di governo. Resta però da capire quanto questa distinzione possa reggere nel tempo. Perché se i quattro aderenti a Futuro Nazionale continueranno a sostenere la maggioranza, il loro nuovo riferimento politico entrerà inevitabilmente nel quadro dei rapporti tra le forze che amministrano Trezzano. E se il loro peso crescerà, anche le scelte politiche della coalizione potrebbero risentirne.
Beccia e il messaggio del partito
Il passaggio più delicato della seduta è arrivato dalla capogruppo di Fratelli d’Italia, Samantha Beccia. Le sue parole hanno introdotto un elemento di incertezza che va oltre la contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Beccia ha spiegato che il gruppo di FdI era presente in aula «per rispetto degli elettori» e perché così era stato indicato dai direttivi provinciale e nazionale del partito. L’indicazione ricevuta sarebbe stata quella di procedere con la votazione dei punti all’ordine del giorno, rinviando a un secondo momento la discussione politica. Un messaggio che, letto nel contesto della seduta, lascia aperta la questione decisiva: quale sarà la posizione di Fratelli d’Italia quando il confronto sugli equilibri della maggioranza non potrà più essere rinviato?
La capogruppo non ha annunciato una rottura, né ha formalizzato un accordo con i vannacciani. Ha però richiamato una linea di prudenza e attesa, subordinando di fatto le decisioni successive a un confronto politico ancora da sviluppare. È proprio qui che si apre lo spazio per gli scenari futuri. Da una parte c’è un sindaco che rivendica la propria appartenenza a FdI e considera personali le scelte dei quattro consiglieri. Dall’altra c’è un gruppo consiliare del suo stesso partito che, almeno per il momento, resta in maggioranza seguendo le indicazioni dei livelli superiori, in attesa di chiarire come affrontare la nuova situazione.
Esperimento politico nazionale?
È questo l’aspetto che rende la vicenda trezzanese interessante anche al di fuori dei confini comunali. Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia sono formazioni distinte, con identità e riferimenti politici differenti. La possibilità che loro esponenti si ritrovino a sostenere la stessa amministrazione, pur senza un accordo formale annunciato, pone una questione che potrebbe ripresentarsi anche in altri contesti (in alcuni si è già presentata con esiti negativi). Trezzano potrebbe così diventare un osservatorio privilegiato per capire se la convivenza tra meloniani e vannacciani sia possibile sul piano amministrativo e quali condizioni politiche richieda. Attenzione, però, a non confondere le ipotesi con i fatti. Al momento non è stato annunciato un patto organico tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale, né risulta formalizzata una nuova coalizione. Quello che emerge dal Consiglio è una maggioranza chiamata a misurarsi con un cambiamento interno e con la necessità di decidere come gestirlo.
Il precedente politico, se di precedente si tratta. tuttavia, è significativo. Secondo quanto riferito nel dibattito locale, appena due settimane prima, nel corso di un incontro con responsabili provinciali e regionali di Fratelli d’Italia e diversi amministratori della provincia di Milano, sarebbe stato posto un veto alle alleanze con i vannacciani. Se questa indicazione venisse confermata, la permanenza in maggioranza dei consiglieri che hanno aderito a Futuro Nazionale aprirebbe una contraddizione politica da chiarire: da una parte la chiusura alle intese con il movimento di Vannacci, dall’altra la necessità di governare in un Comune dove alcuni suoi esponenti sostengono l’amministrazione. La distinzione tra un accordo politico esplicito e una convivenza determinata dagli equilibri consiliari sarà quindi fondamentale per capire che cosa stia accadendo davvero a Trezzano.
La partita è appena cominciata
Il Consiglio comunale di ieri non ha sciolto i nodi. Ha mostrato, piuttosto, che la nuova collocazione dei quattro consiglieri non può essere liquidata come una semplice vicenda personale senza interrogarsi sulle conseguenze per la maggioranza. Per il centrosinistra, il cambiamento rappresenta una svolta a destra che non corrisponderebbe al mandato elettorale. Per il sindaco, invece, l’attività amministrativa può proseguire senza che le scelte individuali dei consiglieri modifichino l’azione della giunta. Fratelli d’Italia, almeno attraverso le parole della sua capogruppo, sembra aver scelto per ora di prendere tempo, in attesa di un chiarimento politico.
Nei prossimi giorni si capirà se questa prudenza preluderà a una convivenza stabile oppure se le differenze emergeranno fino a mettere in discussione gli equilibri della coalizione. La domanda, dunque, resta aperta: Trezzano sarà davvero il primo Comune italiano in cui meloniani e vannacciani governeranno insieme? Per ora è uno scenario possibile. Ma proprio per questo la vicenda merita attenzione: perché in un Consiglio di un comune di provincia si sta giocando una partita che riguarda non soltanto il futuro dell’amministrazione Morandi, ma anche i confini delle alleanze a destra a livelo nazionale. E, come spesso accade in politica, la risposta non arriverà dalle dichiarazioni di principio, ma dalle decisioni concrete dei gruppi consiliari.














