Da Trezzano a Cesano a Corsico, i lavoratori che utilizzano i ticket “solo treno” penalizzati dal nuovo sistema delle tariffe integrate
L’aumento medio è del 40%. E peserà tutto sulle tasche dei pendolari che utilizzano il treno, e solo il treno, per andare a lavorare a Milano. Per quelli che abitano a Trezzano l’abbonamento mensile, per esempio, tocca quota 60 euro (con il vecchio sistema, dalla stazione di via Rimembranze a quella di Porta Romana costava circa 33 euro), quello annuale 552 euro; per quelli di Cesano e Corsico il mensile si ferma, si fa per dire, a 50 euro, l’annuale a 460.
La protesta
Un vero salasso, insomma, che ha provocato e sta provocando le proteste dei viaggiatori. In campo sono scesi anche alcuni gruppi politici (M5s in testa) che hanno organizzato gazebo per la raccolta di firme e presentato mozioni con le quali hanno chiesto al consiglio regionale “lo stop immediato degli aumenti”. Tutto inutile.
Tariffe integrate
Con l’introduzione delle tariffe integrate, per raggiungere il proprio posto di lavoro, è possibile con un unico biglietto viaggiare non solo sul treno ma anche sugli altri mezzi pubblici, metropolitane e bus. Gli aumenti sono stati giustificati proprio per questa possibilità ed entreranno in vigore dal 1° ottobre. Un passo avanti in tema di mobilità nell’area metropolitana, ma non per chi il proprio posto di lavoro lo raggiunge utilizzando solo il treno.
Pendolari dimenticati
Il guaio è che nel momento di impostare le nuove tariffe, nessuno ha pensato a loro, e sono molti. Racconta Lucia da Trezzano: “Il mio ufficio è a cinquanta metri dalla stazione di Porta Romana e non ho bisogno di prendere alcun altro mezzo pubblico. Perché dovrei pagare per un servizio che non utilizzo?” Le fa eco Anna, pendolare di Corsico: “La mia azienda ha la sede nelle vicinanze della stazione di Greco e per raggiungerla faccio quattro passi. Non prendo bus e nemmeno tram e vorrei evitare di pagare per un mezzo di trasporto che non mi trasporta”.
L’apertura
Le proteste sin ora non hanno sortito alcun effetto. Non ci sarà alcun rinvio dell’applicazione delle nuove tariffe e chi dal 1° ottobre vorrà salire su una carrozza Trenord dovrà mettere mano al portafogli. Una piccola apertura è arrivata da Marco Piuri, amministratore delegato della società ferroviaria, che in un’intervista rilasciata alla collega Sara Bettoni del Corriere della sera, ha promesso che i soldi pagati in più per gli abbonamenti “solo treno” saranno restituiti.
L’esercito dei 30mila
Il ceo di Trenord, però, non ha indicato i modi e nemmeno i tempi di questa restituzione che senza un atto ufficiale di Regione Lombardia e Trenitalia, che controllano Trenord, appare solo una vaga promessa. Intanto sono circa 30 mila i pendolari che non si sa per quanto tempo dovranno sborsare il 40% in più per poter andare a lavorare.
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