
Una seduta consiliare ad alta tensione, sorvegliata speciale dalle forze dell’ordine e preceduta da giorni di polemiche politiche e scontri sui social. Alla fine, però, il consiglio comunale di Rozzano ha approvato l’inserimento di Sergio Ramelli nell’elenco delle personalità a cui verranno dedicate in futuro vie o piazze cittadine. La decisione è arrivata al termine di un dibattito lungo e delicato, che aveva fatto crescere l’apprensione già nelle ore precedenti alla riunione. Oltre al nome di Paolo Antonacci, infatti, nell’ordine del giorno figurava anche quello di Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 durante gli anni di piombo, vicenda che ancora oggi continua a dividere il dibattito politico nazionale e locale.
Nei giorni precedenti al consiglio, la proposta aveva provocato reazioni molto accese soprattutto negli ambienti vicini alla sinistra rozzanese, con discussioni e commenti durissimi comparsi sui social network. Il clima ha spinto l’amministrazione comunale a muoversi con prudenza, informando la prefettura e predisponendo un servizio di sicurezza specifico affidato ai carabinieri della compagnia di Corsico e alla polizia locale di Rozzano. L’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata anche sul monitoraggio dei messaggi online, nel timore che la seduta potesse trasformarsi in un momento di forte tensione pubblica. Alla fine, però, il consiglio si è svolto senza particolari incidenti.
Durante il confronto in aula, i consiglieri di opposizione hanno mantenuto toni misurati pur ribadendo la loro contrarietà all’intitolazione. Secondo le minoranze, la figura di Ramelli rappresenterebbe ancora oggi un elemento divisivo e non contribuirebbe a “pacificare le coscienze” della città. In alcuni interventi è stato richiamato anche il nome di Davide Cesare, conosciuto come Dax, in un parallelismo che la maggioranza ha però respinto, ricordando come Ramelli fosse uno studente diciottenne ucciso dopo aver scritto un tema scolastico contro le Brigate Rosse. Dal canto suo, il sindaco ha difeso la scelta sottolineando come a Rozzano esistano già strade dedicate a vittime della violenza politica e ribadendo che “non esistono vittime di serie A e vittime di serie B”. Una posizione che ha portato il primo cittadino ad appoggiare l’intitolazione in nome del riconoscimento della vittima, al di là dell’appartenenza politica.
Le opposizioni hanno però letto la proposta come una scelta eminentemente politica e hanno chiesto al sindaco, più volte definito vicino a una sensibilità civica, di prendere una posizione autonoma rispetto ai partiti della maggioranza. Alla fine, i gruppi di opposizione hanno scelto di non partecipare al voto e di abbandonare l’aula. Una decisione che ha portato all’approvazione unanime della proposta tra i presenti, senza voti contrari. Rozzano avrà quindi una via o una piazza dedicata a Sergio Ramelli.
Molto critica la posizione del capogruppo del Pd Leo Missi. “Noi non discutiamo il dolore per una vita spezzata dalla violenza politica. Quello merita rispetto, sempre. Contestiamo invece l’uso politico della memoria pubblica”, ha dichiarato a pocketnews.it. Secondo Missi, “quando una maggioranza sceglie simboli che inevitabilmente dividono, non sta facendo un gesto neutro o istituzionale, ma una scelta identitaria”. L’esponente dem punta il dito soprattutto contro quella che definisce una “strategia politica nazionale” della destra e critica il ruolo dell’amministrazione comunale: “Il sindaco dovrebbe avere il compito di tenere insieme una comunità, non di riportarla dentro le contrapposizioni del passato”.
Una vicenda che continua quindi a dividere il dibattito politico rozzanese, anche se, a cinquant’anni dai tragici anni di piombo, resta forte in molti cittadini la convinzione che il ricordo delle vittime della violenza politica dovrebbe oggi servire soprattutto a superare le contrapposizioni ideologiche del passato, più che ad alimentare nuove polemiche.













