
Ci siamo, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni di reclusione per Daniele Rezza, il 21enne che due anni fa uccise accoltellandolo Manuel Mastrapasqua. I giudici hanno ribadito e accolto le tesi dell’accusa che indicato il giovane di Rozzano come l’autore di “omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa”, con attenuanti generiche equivalenti, e di rapina aggravata. I fatti sono noti. L’11 ottobre di quattro anni fa, Rezza accoltellò Mastrapasqua (31 anni) mentre il commesso stava tornando a casa dal lavoro ed era appena sceso da un tram. Futili i motivi dell’aggressione: voleva rubargli un paio di cuffie wireless da 14 euro. Alla reazione della vittima, Rezza lo colpi con un fendente mortale.
La perizia psichiatrica
Nei giorni scorsi, la perizia psichiatrica redatta dalla psichiatra Mara Bertini (e disposta proprio nel processo d’appello) aveva chiarito che “Daniele Rezza era capace di intendere e di volere quando uccise Manuel Mastrapasqua per impossessarsi di un paio di cuffiette wireless”. Ieri la perizia è stata discussa davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano. e non ha giovato granchè all’omicida. Rezza, oggi 21 anni, era stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione per l’omicidio del 31enne. La difesa aveva chiesto una perizia sostenendo che il giovane fosse affetto da una patologia psichiatrica tale da compromettere la capacità di controllare i propri impulsi al momento dei fatti. La relazione della psichiatra Mara Bertini, nominata dalla Corte e affiancata dal neurologo Andrea Francescani e dalla psicodiagnosta Paola Appoggetti, è giunta a conclusioni diverse.
Conclusioni che hanno portato i giudici a confermare la condanna a 27 anni













