
La richiesta è arrivata nel processo con rito abbreviato davanti al gup Aurelio Barazzetta. L’accusa è: omicidio premeditato aggravato
L’arringa del pubblico ministero del Tribunale di Milano, Monia Di Marco, si è conclusa con la richiesta di due condanne all’ergastolo. Una per l’assassino di A. C., classe 1955, residente a Napoli, ucciso il pomeriggio dello scorso 25 febbraio, in viale Lazio a Rozzano, di fronte al supermercato Il Gigante, una per il complice.
L’accusa
La richiesta è arrivata ieri durante l’ultima fase del processo con rito abbreviato celebrato davanti al gup Aurelio Barazzetta. L’accusa è: omicidio premeditato aggravato. La prossima udienza è stata fissata al prossimo 9 gennaio per la sentenza. Il Pm non ha tenuto conto delle attenuanti: la vittima dell’omicidio era accusato di aver abusato della figlia del suo assassino per più di due anni.
L’omicidio
L’uomo era stato colpito da quattro proiettili. Due lo avevano centrato all’addome, uno alla spalla e uno al collo. Da ieri il suo assassino (M. S., 35 anni, genero della vitima), e il suo complice (A. M., 27 anni), corrono il rischio di trascorrere il resto della loro vita, o almeno gran parte di essa, dentro una cella.
Gli abusi
L’agguato per uccidere l’orco come detto era avvenuto lo scorso 25 febbraio. Lo stesso giorno, al palazzo di Giustizia, si era concluso un incidente probatorio nel quale la nipote, una bimba di otto anni, aveva parlato degli abusi che l’uomo le avrebbe inflitto. In quell’occasione, davanti al giudice e alla madre della piccola, figlia del 63enne ucciso, era arrivata, in sostanza, la conferma dei racconti già resi dalla bambina alla polizia in un’audizione protetta.
La difesa
“Quando l’ho visto, ho avuto un black out improvviso, immediato”, si è sempre difeso, il padre della bimba subito dopo il suo arresto e anche durante il processo. L’uomo sin dallo scorso febbraio, sin da quando si è costituito, ha sostenuto anche che il suo amico di 27 anni, che guidava lo scooter da cui erano partiti i colpi, non era a conoscenza di ciò che lui avrebbe fatto. Il pm, invece, ha contestato la premeditazione a entrambi, e per entrambi ha chiesto una condanna all’ergastolo.
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