
Dagli spari sentiti vicino a un asilo di Rozzano al sequestro in un appartamento del quartiere Gratosoglio. È questo lo sviluppo della vicenda che ha avuto come protagonista un marocchino di 25 anni, riuscito a scampare a un primo agguato e poi, secondo la ricostruzione dei carabinieri, catturato, picchiato e tenuto prigioniero per quasi due giorni. Tutto comincia nella mattinata di martedì 8 settembre, tra via Petunie e via dei Lillà, a Rozzano. Alcuni residenti raccontano di aver sentito uno sparo nei pressi di un asilo e di aver visto un gruppo di persone inseguire un ragazzo. Il giovane, però, riesce a fuggire e non viene colpito. Quando intervengono le forze dell’ordine, non vengono trovati né bossoli né tracce di sangue.
La vicenda sarebbe tuttavia proseguita poche ore dopo. In serata, nella zona del Gratosoglio, il 25enne sarebbe stato raggiunto da un gruppo composto da circa venti persone. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane sarebbe stato accerchiato e aggredito con bastoni e colpi inferti anche con un estintore, fino a perdere i sensi. A quel punto sarebbe stato legato mani e piedi con del nastro adesivo, imbavagliato e trasportato all’interno di un appartamento al primo piano di una palazzina popolare Aler di via Saponaro 1A, a Milano. Qui sarebbe rimasto prigioniero per quasi due giorni, sorvegliato da almeno una persona.
La svolta è arrivata quando i carabinieri della Compagnia Porta Magenta hanno ricevuto una telefonata anonima che segnalava la presenza del ragazzo nell’appartamento. I militari hanno fatto irruzione nell’alloggio e trovato il 25enne ferito, su un letto. Il giovane è stato quindi liberato. All’interno dell’abitazione è stato trovato anche un 34enne, indicato dagli investigatori come uno dei presunti responsabili del sequestro e incaricato di sorvegliare il ragazzo. L’uomo, O. E., è stato arrestato in flagranza con l’accusa di sequestro di persona.
Le indagini non sono però concluse. Altre due persone sono state denunciate per lo stesso reato, mentre una terza è stata denunciata per resistenza. I carabinieri stanno ora cercando di identificare gli altri componenti del gruppo che avrebbe partecipato all’aggressione e al successivo sequestro. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella che l’intera vicenda possa essere maturata nell’ambito di dissidi legati allo spaccio di droga. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire il movente dell’agguato, l’esatta dinamica dei due episodi e il ruolo avuto da ciascuna delle persone coinvolte.













