
Nove rapine in dodici mesi, tutte ai danni di gioiellerie della stessa catena. Una ricorrenza che difficilmente può passare inosservata e che, dopo l’ultimo assalto a Cesano Boscone, pone una domanda: dietro la sequenza di colpi contro i punti vendita Gioielli di Valenza c’è un’organizzazione criminale che agisce con un disegno comune oppure si tratta di bande diverse che hanno individuato nello stesso marchio un obiettivo particolarmente appetibile? La rapina del 3 novembre al centro commerciale Porte di Milano che ospita l’IperTosano, a Cesano Boscone, è soltanto l’ultimo episodio di una serie che attraversa diverse regioni italiane. Nel bilancio dei quattordici assalti alle gioiellerie censiti nell’arco degli ultimi dodici mesi, ben nove riguardano punti vendita della catena Gioielli di Valenza. Una concentrazione che rappresenta circa il 64% degli episodi esaminati. I negozi colpiti si trovano a Chiari, Vimodrone, Affi, Roma, Milano, Rho, Sant’Angelo Lodigiano, Montebello della Battaglia e Cesano Boscone. Una geografia criminale che comprende diverse province e che ha come elemento ricorrente le gallerie commerciali, spesso prese di mira mentre sono aperte al pubblico.
Da Chiari a Cesano, una sequenza di assalti
Tra gli episodi più significativi c’è quello dell’11 febbraio 2026 al centro commerciale Grand’Affi, in provincia di Verona. Quattro uomini armati hanno assaltato la gioielleria Gioielli di Valenza. Durante la rapina sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco e una commessa è stata temporaneamente trascinata durante la fuga. A Vimodrone il bottino sarebbe stato di circa 200mila euro. In questo caso uno dei quattro presunti rapinatori è stato arrestato anche grazie all’intervento di un vigile del fuoco fuori servizio. Un altro episodio rilevante è quello del 16 luglio al centro commerciale Merlata Bloom di Milano. Qui il gruppo sarebbe stato composto da sei persone. L’intervento di Polizia e Carabinieri ha consentito di fermare tutti i presunti componenti della banda nel giro di poche ore e di recuperare l’intera refurtiva. Gli investigatori stavano già seguendo alcuni di loro per altri episodi. A Roma, nel centro commerciale Euroma2, il valore dei preziosi sottratti sarebbe stato superiore ai 100mila euro. A Chiari, invece, le prime stime avevano indicato un bottino compreso tra 80mila e 100mila euro. Gli altri episodi della sequenza riguardano i punti vendita di Rho, Sant’Angelo Lodigiano e Montebello della Battaglia, oltre naturalmente a quello di Cesano Boscone. Per questi assalti le informazioni disponibili non consentono di ricostruire in modo altrettanto dettagliato modalità e valore della refurtiva.
Il colpo di Cesano e il numero dei partecipanti
L’ultimo episodio, quello del 3 novembre al centro commerciale Porte di Milano, colpisce soprattutto per la dimensione del gruppo entrato in azione. Le ricostruzioni parlano di almeno otto uomini, probabilmente nove, con il volto coperto e diversi fucili. Durante l’irruzione sono stati esplosi almeno due colpi verso il soffitto, mentre commesse e vigilanti venivano minacciati. Gli assalitori hanno infranto gli espositori e raccolto i gioielli, allontanandosi poi a bordo di due automobili. L’azione sarebbe durata meno di tre minuti. Non si registrano feriti, ma due donne di 27 e 39 anni hanno avuto bisogno dell’assistenza del personale sanitario per lo spavento. Il valore del bottino non è ancora stato quantificato. I Carabinieri della Compagnia di Corsico stanno acquisendo e analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza, oltre a raccogliere le testimonianze delle persone presenti.
Una strategia comune o bande diverse?
È proprio la ripetizione degli assalti a rendere interessante la vicenda. In diversi casi sono entrati in azione gruppi numerosi, con azioni rapide e un livello di organizzazione che lascia pensare a una preparazione accurata. C’è poi un altro elemento da considerare: il rapporto tra il numero dei partecipanti e il valore dei bottini. In alcuni episodi, le prime stime parlano di refurtive nell’ordine di alcune decine o centinaia di migliaia di euro. Cifre che, se rapportate al numero dei componenti delle bande, non sembrano necessariamente proporzionate ai rischi affrontati. Per Cesano, tuttavia, il bottino resta ancora da quantificare e non è possibile fare valutazioni definitive. La partecipazione di molte persone, inoltre, non dimostra di per sé l’esistenza di un’unica organizzazione. Le bande potrebbero essere autonome, ma condividere contatti, informazioni o alcuni componenti. È una delle ipotesi che gli investigatori potrebbero approfondire, senza che al momento si possa affermare l’esistenza di un collegamento tra tutti gli episodi.
In alcuni casi le indagini hanno già portato a risultati importanti. Oltre agli arresti dopo la rapina di Merlata Bloom e a quello effettuato a Vimodrone, gli investigatori hanno verificato possibili collegamenti tra alcuni assalti, in particolare quelli di Montebello della Battaglia e della zona di Pavia. Resta però da capire se dietro la successione di colpi ci sia un gruppo criminale strutturato, capace di organizzare rapine in diverse province, oppure una rete più fluida di soggetti che si aggregano di volta in volta. Per ora il dato più evidente è la frequenza con cui le gioiellerie Gioielli di Valenza finiscono nel mirino. E dopo l’assalto di Cesano Boscone, la domanda non riguarda più soltanto l’identità degli autori dell’ultimo colpo, ma anche l’eventuale esistenza di un collegamento con gli altri otto episodi.














