Il prete di strada era ospite di un incontro organizzato dal centrosinistra. “Dietro chi soffre ci sono persone, non lo dimentichiamo. Il reddito di cittadinanza? Così non serve!”
di Antonio Casa
Mentre il centrodestra si lecca le ferite riportate sui campi di battaglia di Cesano, Trezzano e Cusago Ultime elezioni amministrative), a Corsico, il centrosinistra cerca proposte per le Comunali del prossimo anno. Riconquistare il municipio è un imperativo per i nipotini di Dalema, Renzi e Zingaretti.
Il dialogo
Alleanza per Corsico, ovvero Pd, Insieme per Corsico e Corsico per Masiero dopo lo scioglimento del Consiglio comunale in seguito alle dimissioni dell’ex sindaco Filippo Errante, ha ripreso il dialogo con la cittadinanza in vista delle elezioni Comunali, previste per la prossima primavera e ha organizzato una serie di incontri per tastarne il polso e tentare di capire quali sono le necessità.
Quadro drammatico
Ieri sera nella sala civica del Giorgella, hanno ospitato don Mapelli, il prete di strada, anima e motore della Caritas. Che non si è fatto pregare a tratteggiare un quadro drammatico della realtà sociale che vive il paese in questo momento storico. “Persone che fino a poco tempo fa erano manager o giornalisti, oggi fanno fatica a pagare le bollette della luce”.
La nuova povertà
L’incontro verteva su politiche sociali e welfare. Si è sentito di tutto: di come la vita cambi in peggio, di come il cellulare smetta di squillare, di come ci si ritrovi a chiedere aiuto con lo sguardo abbassato. Tutto, nel volgere di pochi mesi. La nuova povertà non guarda in faccia nessuno, non fa sconti a chi è nato e ha vissuto in agiatezza.
Poveri con un lavoro
Basta perdere il lavoro nel mezzo del cammin di nostra vita, e il dramma è fatto. Molte famiglie si ritrovano a fare conti che non sanno svolgere, senza un paracadute sociale e psicologico. Se a fine mese arriva soltanto uno stipendio, si è poveri anche lavorando.
Sudori freddi
Nonostante il gran caldo entrasse dalle finestre della sala civica accanto al parco Giorgella, i racconti di don Massimo Mapelli hanno fatto traspirare sudori freddi. Il “prete di strada” che dirige la Caritas alla quale fanno capo 149 parrocchie del sud di Milano, certe scene le vive tutti i giorni. “In Italia – ha esordito – se sei povero è un po’ colpa tua, perché non ce l’hai fatta. Quasi nessuno si chiede cosa c’è dietro: una faccia, una storia, una persona.”
Cento famiglie
A Corsico sono circa cento le famiglie che acquistano prodotti nell’emporio Caritas a prezzi bassi. Sono mandate dalle parrocchie, perché il Comune non ha ancora sottoscritto una convenzione come, invece, da tempo hanno fatto Cesano Boscone e Trezzano. “Ogni mese, quei Comuni affidano alle famiglie bisognose un buono da cento euro per la spesa alimentare, che da noi diventano 200 euro grazie ai prezzi bassi, agli omaggi che riceviamo e al volontariato di cui per fortuna godiamo. Soprattutto quello offerto dai migranti”
Casa, un problema
Non di solo pane però si vive. Serve anche un tetto. “Gestiamo circa quaranta appartamenti. Alcuni confiscati alla criminalità, altri donati. Ma non sono sufficienti, perché l’obiettivo principale è di rimettere in carreggiata i nuclei famigliari, renderli indipendenti. Certo, ci vuole tempo. Serve una regia che faccia da collante fra i proprietari di case, associazioni sul territorio, enti locali per calmierare i prezzi degli affitti” ha continuato.
Le connivenze
Poi l’affondo: “In questo territorio, negli ultimi anni sono stati confiscati molti beni alle mafie. Mi chiedo quanti direttori di banca, quanti commercialisti, avvocati, notai siano stati complici di incredibili serie di ricchezze detenute da poche famiglie”. Sullo sfondo il traffico e lo spaccio di droga, le estorsioni, l’usura. La battuta è amara: “La malavita è organizzata, siamo noi a non esserlo!”
Il reddito di cittadinanza è inutile
Rispondendo a pocketnews.it, don Massimo ha ritenuto finora insufficiente la recente misura governativa sul cosiddetto reddito di cittadinanza. “Si poggia soprattutto sull’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). Per ciò che vedo, le famiglie si riducono sul lastrico in pochi mesi. Per cui occorrerebbe conteggiare l’assegno intero del reddito di cittadinanza sul dato reale e non su quello di un anno prima. Così serve a poco.”
Seguici sulla nostra pagina Facebook














