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Operai morti nei laboratori dell’Humanitas per la fuoriuscita d’azoto, la procura rinvia a giudizio tre top manager

L’accusa nei confronti di Luciano Ravera, Giulio Mario Bottes e Ivan Pe è di omicidio colposo. Indagate anche tre società

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Nella foto, il luogo del ritrovamento dei due operai morti

Dopo quasi due anni di indagini, perizie e test, la Procura di Milano ha deciso di rinviare a giudizio tre persone e tre società. Si tratta di tre top manager e delle relative aziende. Sono accusati di essere respondabili a diverso titolo, della la morte di due operai avvenuta a settembre 2021 nella sede dell’ospedale Humanitas di Rozzano – Pieve Emanuele. I due, il 46enne Emanuele Zanin e il 44enne Jagdeep Singh, erano stati trovati incoscienti e poco dopo erano morti a causa dell’asfissia provocata dall’azoto liberato nell’aria. Entrambi stavano riempiendo di azoto liquido un serbatoio che veniva utilizzato nei laboratori dell’università. Avevano lasciato mogli e bambini piccoli.

Omicidio colposo

La chiusura dell’inchiesta, affidata al pm Paolo Filippini, ha portato al rinvio a giudizio per omicidio colposo di Luciano Ravera, ad di Humanitas Mirasole spa, Giulio Mario Bottes della Sol spa, che si occupava delle forniture di azoto, e Ivan Pe della Autotrasporti Pe. Le aziende sono indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa. Immediatamente dopo la scoperta della tragedia, l’Humanitas aveva espresso “profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle due vittime del grave incidente”, e si era messa immediatamente a disposizione delle autorità per contribuire a chiarire la dinamica di quanto accaduto. Altrettanto avevano fatto le altre due aziende coinvolte.

Il rinvio a giudizio

Nel dispositivo di rinvio a giudizio, agli imputati viene contestato “l’aver utilizzato un impianto e il relativo serbatoio contravvenendo alle determinazioni dell’Inail che, in sede di certificazione e verifica avvenuta nel 2018, aveva segnalato che “l’apparecchio” non rispondeva “alle disposizioni vigenti in materia di messa in servizio” e che, dunque, non poteva “funzionare”. Le morti, si legge ancora negli atti della Procura, sono avvenute per “asfissia meccanica causata dall’azoto scaricato nell’ambiente interrato dalle valvole di sicurezza per una sovrappressione dell’impianto in fase di caricamento”. Sulla richiesta di processo dovrà decidere il gup Sara Cipolla nell’udienza preliminare fissata per il 23 novembre.

 

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