HomeCronacaOmicidio di Manuel Mastrapasqua, depositata la perizia psichiatrica: «Quando ha ucciso, Daniele...

Omicidio di Manuel Mastrapasqua, depositata la perizia psichiatrica: «Quando ha ucciso, Daniele Rezza era capace di intendere e di volere»

Depositate le conclusioni dei periti alla Corte d'Assise d'Appello di Milano. Esclusa un'infermità mentale al momento dell'aggressione costata la vita al 31enne di Rozzano. La discussione è fissata per il 20 luglio

manuel-Mastrapasqua-processo-rezza
Nella foto, le immagini delle videocamere di sorvegnianza che hanno inchiodato Daniele Rezza alle sue responsabilità e, nel riquadra la sua vittima Manuel Mastrapasqua

Daniele Rezza era capace di intendere e di volere quando, l’11 ottobre 2024, uccise Manuel Mastrapasqua a Rozzano durante una rapina per impossessarsi di un paio di cuffiette wireless. È la conclusione della perizia psichiatrica depositata nei giorni scorsi nel processo d’appello, che sarà discussa nell’udienza fissata per il prossimo 20 luglio davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano.

Rezza, oggi 21 anni, è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione per l’omicidio del 31enne. La difesa aveva chiesto una perizia sostenendo che il giovane fosse affetto da una patologia psichiatrica tale da compromettere la capacità di controllare i propri impulsi al momento dei fatti. La relazione della psichiatra Mara Bertini, nominata dalla Corte e affiancata dal neurologo Andrea Francescani e dalla psicodiagnosta Paola Appoggetti, giunge però a conclusioni diverse.

Secondo il perito, «Rezza era capace di intendere e di volere al momento dei fatti e l’epilessia mioclonica giovanile non ha in nessun modo influito nel suo agire». La perizia esclude inoltre la presenza di patologie psichiatriche maggiori. «Le risultanze cliniche e psicodiagnostiche – si legge nell’elaborato – consentono di escludere nell’imputato la presenza di patologie psichiche cosiddette maggiori e di evidenziare un profilo personologico inscrivibile in un disturbo di personalità con tratti marcati e prevalenti di stampo antisociale».

Gli esperti spiegano che tale assetto della personalità rappresenta «una modalità stabile, continuativa e sufficientemente organizzata, per quanto deviante, di essere nel mondo», ma «non gravemente patologica» sotto il profilo giuridico. Pur riconoscendo «alterazioni della regolazione delle emozioni» e «un’aggressività reattiva, oltreché proattiva», la relazione precisa che questi elementi «non si integrano nella nozione giuridica di infermità mentale», poiché non riconducibili a una patologia rilevante ai fini dell’imputabilità. La perizia esclude anche che, al momento dell’aggressione, fossero presenti crisi epilettiche o altri fenomeni di natura neurologica o farmacologica tali da influire sul comportamento dell’imputato.

La discussione in aula il 20 luglio

L’accertamento era stato disposto dalla Corte d’Assise d’Appello lo scorso marzo, accogliendo la richiesta della difesa, che sosteneva come Rezza fosse affetto da una «disregolazione delle funzioni emotive» tale da impedirgli di controllare gli impulsi. Una tesi alla quale si erano opposti sia la sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi sia la parte civile, rappresentata dall’avvocata Roberta Minotti, secondo cui l’incapacità di gestire la rabbia non equivale automaticamente a un’infermità mentale. L’esito della perizia sarà ora al centro dell’udienza del 20 luglio, quando le parti discuteranno le conclusioni degli esperti davanti alla Corte d’Assise d’Appello. Saranno poi i giudici a valutarne il peso nella decisione sul processo di secondo grado.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

mcdonalds

PIÙ POPOLARI

aperitifvintage rsavisconti INZOLI Officina Barcelo Viaggi Commercialista Livraghi
aperitifvintage rsavisconti Commercialista Livraghi Barcelo Viaggi