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La mafia della porta accanto: a Corsico una serata sul processo Hydra e le radici della ’ndrangheta

L'8 ottobre un incontro per parlare del sistema mafioso lombardo e della presenza della criminalità organizzata nel territorio. Al centro il processo Hydra, i beni confiscati e una domanda: quanto è ancora presente la mafia sotto casa nostra?

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Nella foto, l’aula bunker di San Vittore allestita per celebrare il processo Hydra

La mafia non è soltanto quella delle stragi, dei morti ammazzati e delle guerre tra clan. È anche quella che si insedia nei quartieri, compra immobili, entra nell’economia legale, costruisce relazioni e continua a mantenere legami con il territorio anche quando i vecchi boss finiscono in carcere. È questo il tema della serata “Hydra”, in programma a Corsico il prossimo 8 ottobre. Un appuntamento che partirà dal processo Hydra che si sta celebrando nell’aula bunker di San Vittore, per arrivare a parlare, molto concretamente, di ciò che è accaduto e continua ad accadere nel Sud Ovest Milanese.

Hydra e il patto tra le mafie

Al centro della serata ci sarà il maxi-processo Hydra, il procedimento nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sulla presunta alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, Cosa nostra e camorra per fare affari in Lombardia. L’ipotesi della Procura è quella di un sistema nel quale organizzazioni mafiose diverse, pur mantenendo le proprie strutture, avrebbero trovato un terreno comune per massimizzare i profitti e gestire i contrasti. Nel gennaio 2026 il giudice dell’udienza preliminare ha riconosciuto, nel procedimento celebrato con rito abbreviato, la contestazione principale dell’associazione mafiosa e ha condannato 62 imputati; altri 45 sono stati rinviati a giudizio. Il dibattimento è tuttora in corso davanti al Tribunale di Milano.

Proprio per questo è importante parlare di ipotesi accusatorie e di sentenze già pronunciate nei diversi filoni, senza confondere i due piani: il processo Hydra non è ancora arrivato a una conclusione definitiva per i 45 imputati del dibattimento.Ma il punto della serata sarà soprattutto un altro: capire cosa c’entra Corsico con questo sistema e quanto le dinamiche raccontate nelle aule di tribunale siano lontane, oppure vicine, alla vita quotidiana dei cittadini.

Corsico, terra di ‘ndrangheta

La storia criminale di Corsico affonda le proprie radici molto indietro nel tempo. Le inchieste antimafia hanno ricostruito nell’area tra Corsico e Buccinasco la presenza di una struttura territoriale della ‘ndrangheta. Già nell’inchiesta Infinito, uno dei procedimenti che hanno contribuito a ricostruire l’organizzazione delle cosche lombarde, gli investigatori individuarono la cosiddetta locale di Corsico, con uomini e luoghi di riferimento sul territorio. Nel corso degli anni le indagini hanno raccontato una presenza fatta di droga, estorsioni, usura, movimento terra e rapporti con il mondo dell’economia. L’operazione Platino, nel 2014, documentò in particolare l’attività della cosca Barbaro-Papalia nell’area di Corsico e dei comuni limitrofi, con contestazioni relative a estorsioni e usura e con beni sequestrati nell’ambito dell’inchiesta. Ancora nel 2020 un’indagine sul traffico di stupefacenti contestò a due persone l’aggravante di aver agevolato la ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale Corsico-Buccinasco.Sono vicende che restituiscono l’immagine di una presenza non confinata al passato.

I beni confiscati, dalle cosche alla comunità

Uno dei segni più visibili di questa storia sono gli immobili sottratti alla criminalità organizzata. Il Comune di Corsico dispone di un apposito regolamento per la gestione dei beni confiscati e negli ultimi anni ha avviato diversi percorsi per restituire questi spazi alla collettività. Nel marzo 2026, per esempio, due immobili confiscati sono stati concessi gratuitamente per dieci anni alla Fondazione Progetto Arca, che li utilizzerà per un progetto di co-housing destinato a persone in condizioni di fragilità. Anche oggi, dunque, alcuni luoghi che un tempo rappresentavano la disponibilità economica delle organizzazioni criminali possono diventare spazi per i cittadini.È il principio della confisca e del riutilizzo sociale: sottrarre valore alle mafie per restituirlo alla comunità.

L’ultimo capitolo di “Micu” Papalia

E poi c’è un episodio recentissimo, quasi un simbolo della continuità tra la storia delle cosche e il presente. Domenico “Micu” Papalia, una delle figure storiche della ‘ndrangheta lombarda, è morto lo scorso agosto a 81 anni. Dopo quasi mezzo secolo trascorso in carcere, a metà luglio il Tribunale di sorveglianza di Bologna aveva disposto il differimento della pena per motivi di salute e la detenzione domiciliare a Corsico. Papalia era stato accompagnato nell’abitazione di un parente, dove ha trascorso le ultime settimane prima del ricovero all’ospedale San Paolo di Milano. Un ritorno a Corsico che ha riacceso i riflettori su un territorio nel quale il nome dei Papalia è legato a decenni di storia criminale. Le cronache e le indagini antimafia hanno documentato infatti il ruolo della famiglia nell’espansione della ‘ndrangheta nel Sud Milano, in particolare nell’area compresa tra Buccinasco, Corsico e i comuni vicini.

Una serata per guardare oltre i luoghi comuni

A discutere di questi temi saranno Pietro Basile di Libera Milano, Elena Simeti di Ucapte e Lorenzo Rotella del Comitato Bene Comune di Abbiategrasso.L’obiettivo non sarà soltanto ripercorrere le grandi inchieste giudiziarie, ma provare a capire come la presenza mafiosa possa manifestarsi nella vita quotidiana: attraverso gli immobili, le attività economiche, le relazioni personali, il controllo del territorio e quella rete di rapporti che consente alle organizzazioni criminali di sopravvivere anche quando i loro protagonisti finiscono dietro le sbarre.

Perché parlare di “mafia della porta accanto” significa proprio questo: spostare lo sguardo dalle immagini dei grandi processi alle strade che percorriamo ogni giorno.E Corsico, da questo punto di vista, rappresenta uno dei luoghi in cui questa storia è stata scritta. Ma anche uno dei luoghi in cui, oggi, quella storia viene studiata, raccontata e contrastata.

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