Il Comune di Corsico ha emesso un’ordinanza con la quale ha chiesto a Federica Iurlaro di lasciare “l’abitazione di emergenza” che le aveva assegnato nel 2013. Ma la donna, disoccupata, non sa dove andare
Questa è una storia di ordinaria follia amministrativa. Una storia di povertà e di disperazione. Riguarda una madre e una figlia. Entrambe corrono il rischio di finire in mezzo a una strada, vittime, stando alle protagoniste, di una strana gestione delle graduatorie di assegnazione di una casa comunale, soprattutto quella Erp del 2013. La madre si chiama Federica Iurlaro, ha 36 anni, commessa in un panificio, da tempo impegnata in lavori saltuari, attualmente disoccupata. La figlia Asia ha solo 16 anni.
Entrambe sono state abbandonate dal compagno di Federica. La loro storia comincia nel 2012, quando in grossa difficoltà economica, la coppia deposita al protocollo del comune di Corsico domanda di assegnazione di una casa comunale. Il primo tentativo va a vuoto. Si piazzano al 50 posto della graduatoria, una posizione assolutamente insufficiente per ottenere un tetto.
Intanto, il Tribunale di Milano sfratta l’intera famiglia dall’appartamento in cui abitavano. Con la nuova documentazione, la nuova domanda di una casa comunale proietta Federica e i suoi al primo posto della graduatoria. Il salto viene certificato da un documento datato 21 luglio 2014 a firma della responsabile del “Servizio segreteria generale e contratti” dottoressa Angela Ianzano.
Sulla “graduatoria per l’assegnazione di alloggi Erp relativa al 10 bando del 2013” cui si riferisce la comunicazione ci sono delle leggende che raccontano come sarebbe stata letteralmente cancellata tanto da aver provocato un esposto alla Guardia di finanza da parte dei primi quindici classificati. L’esposto avrebbe partorito un’indagine che non si sarebbe ancora conclusa, stando almeno ai suoi proponenti.
Comunque, non essendoci case comunali disponibili in quel periodo, per evitare che l’intera famiglia finisca in mezzo a una strada, su segnalazione dei servizi sociali, le viene assegnato “un’abitazione di emergenza” un appartamento in via Cavour 3, da anni confiscato al boss Rocco Agostino, destinato dall’Agenzia del Demanio a finalità sociali.
Si tratta di un’assegnazione provvisoria in attesa che si liberi una casa comunale e che i funzionari di via Roma esaminino la nuova documentazione che la coppia deve produrre. Il problema è che Federica Iurlaro e il suo compagno, Alessandro Brianti, nel 2016, si separano. La coppia scoppia con tutte le conseguenze del caso. Prima fra tutte: il comune invia una serie di raccomandate con le quali chiede di rientrare in possesso dell’appartamento, raccomandate che hanno come destinatario Alessandro Brianti, raccomandate che il destinatario non abitando più in via Cavour, non ritira.
Il tira e molla va avanti per altri quattro anni. Sino allo scorso 14 gennaio quando il comune cambia destinatario. Invia una raccomandata a Federica Iurlaro e le intima di lasciare l’appartamento. Nemmeno questa raccomandata però arriva alla destinataria. La conseguenza è che il 10 marzo il comune di Corsico emette un’ordinanza con la quale intima a Federica Iurlaro di sgomberare l’immobile che occupa abusivamente entro 30 giorni dalla sua notifica.
Se non obbedisse all’ingiuzione, l’ordinanza minaccia l’intervento della forza pubblica e una denuncia penale a carico della mamma di Asia. Che non ci sta e si ribella. “Sono una donna sola – dice – che vive con una figlia minore. Il preavviso per lasciare la casa in cui vivo è talmente breve che non è possibile riesca a trovare un’alternativa”. Non solo. Negli ultimi mesi, la donna ha lavorato solo saltuariamente ed attualmente, causa Covid 19, è disoccupata.
“Come faccio a trovare una casa anche con l’affitto assistito sul mercato libero: nessun proprietario firmerebbe un accordo con una persona priva di un contratto di lavoro”. Federica ha chiesto anche un incontro al commissario prefettizio dottoressa Francesca Iacontini, ma non c’è stato nulla da fare. L’immobile deve tornare nella disponibilità del comune è stata la sentenza. “Mi aspettavo da parte dell’amministrazione comunale un aiuto a trovare una alternativa. In realtà non è stato così, non ho ottenuto alcun supporto: umanità uguale a zero”, confessa amareggiata la donna.
“Mi hanno semplicemente notificato l’ordine di liberare i locali, cosa che presumibilmente avverrà finita l’emergenza Coronavirus, subito dopo il 31 luglio. In questo modo costringeranno alla strada senza alcuna tutela una madre e sua figlia. E continuo a chiedermi come mai, nonostante fossi inserita al primo posto nella graduatoria del 2013 come dimostrano i documenti in mio possesso, quella graduatoria non sia mai stata presa in considerazione. Io voglio solo dare un tetto a mia figlia, che qualcuno mi aiuti”.
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Prima dice disoccupata, poi commessa in un panificio, quale è la verità?