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L’allarme: “Il Covid-19 fa male anche all’intestino e non solo durante il contagio”

Lo afferma, tra gli altri, il dottor Enrico Stefano Corazziari, senior consultant di Gastroenterologia dell’ Humanitas di Rozzano

Non solo in chi è stato infettato dal Coronavirus, ma anche nella popolazione in generale. Il Covid-19 fa male anche all’intestino e non solo durante la malattia, ma anche dopo e pure in quei soggetti che non hanno contratto l’infezione. Lo afferma il dottor Enrico Stefano Corazziari, senior consultant di Gastroenterologia dell’ Humanitas di Rozzano

A pesare, da un lato è l’aumento di stress che per molti ha rappresentato il periodo della pandemia e, dall’altro, l’effetto del nuovo coronavirus sulla mucosa intestinale. “L’intestino – spiega Sara Diani, medico esperto di medicina integrata e Network Medicine – continua a eliminare virus per 10-12 settimane dopo la guarigione dei sintomi ed è anzi l’ultimo organo che continua a eliminarlo”.

Infatti, l’intestino è coinvolto direttamente nell’infezione da Sars-Cov-2 per la presenza dei recettori bersaglio del virus e in virtù del ruolo che svolge nell’apparato immunitario”. In un terzo dei pazienti, il Covid-19 si è manifestato anche in forma gastrointestinale, con diarrea, nausea e vomito, come dimostra tra gli altri uno studio cinese pubblicato sul Journal of Gastroenterology and Hepatology.

Ma quello che ora si vede sono anche le conseguenze post-infettive, ovvero i riscontri  clinici di sindrome da intestino irritabile sviluppata da pazienti successivamente al Covid. All’origine del problema, il ruolo del Malt intestinale ovvero il tessuto linfoide associato alla mucosa intestinale che contiene cellule immunitarie che fungono da barriera nei confronti di sostanze provenienti dall’esterno.

“La sua attivazione, infatti, può essere provocata anche da infezioni virali e batteriche e può scatenare sintomi intestinali che, se si cronicizzano, possono portare a una sindrome dell’intestino irritabile post-infettivo”, precisa ancora Enrico Stefano Corazziari. Tuttavia, l’aumento delle patologie a carico dell’intestino, in questo periodo non riguarda solo chi è stato trovato positivo al tampone.

“Il lockdown e i cambiamenti a livello di alimentazione e vita sociale, hanno avuto conseguenze su ansia, depressione, stress e disturbi del sonno: circa il 30-35% delle persone ha sviluppato uno di questi disturbi. La letteratura scientifica – conclude Diani – ormai da tempo ha evidenziato lo stretto collegamento tra intestino, vita emotiva e cervello. E la conferma la osserviamo in questi mesi, con l’aumento, nella popolazione generale, dei sintomi di gonfiore e dolore intestinale, associati a stipsi o diarrea”.

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