Il documento sottoscritto dai responsabili dell’Area Ambiente e tutela del territorio, impone una serie di interventi che riducano le emissioni in atmosfera e sul terreno
Tanto tuonò che alla fine piovve. E la pioggia di provvedimenti di Città metropolitana si è abbattuta sulla Vetropack, la storica azienda di lavorazioni vetrose che ha sede in via San Cristoforo nel cuore del quartiere Marchesina, a Trezzano. Non è ancora chiaro se sia la responsabile delle emissioni dei materiali ferrosi che da mesi allarmano i residenti della zona, ma di sicuro la gestione di alcune lavorazioni lascia perplessi.
Tre indizi, una prova
Se secondo Agatha Christie tre indizi formano una prova, qui di indizi ne n’è in abbondanza. Nel mirino sono finiti l’elettrofiltro che dovrebbe abbattere le emissioni gassose, i forni fusori, gli analizzatori Sme che compongono i sistemi di monitoraggio in continuo delle stesse emissioni e un serbatoio interrato di gasolio che essendo troppo vecchio non ha i requisiti di sicurezza previsti dalle norme in vigore. Per ognuno è previsto un intervento.
Il cronoprogramma
Che tipo di provvedimenti sono stati ordinati? Alcuni riguardano le emissioni in atmosfera, altri sul terreno. Per quanto riguarda le prime, dopo aver esaminato i dati forniti da Arpa sia quelli delle verifiche effettuate all’interno dell’azienda, è stato richiesto un “cronoprogramma con una relazione descrittiva di tutti i necessari accorgimenti tecnici all’elettrofiltro, ai forni fusori e agli analizzatori SME”, che la Vetropack dovrà mettere in atto al fine di limitare il numero degli interventi manutentivi.
Elettrofiltro sotto la lente
Che cosa significa? Che secondo la documentazione raccolta, quando l’elettrofiltro si ferma per la manutenzione, le emissioni arrivano direttamente in atmosfera. Troppe manutenzioni (in totale 463 contro le normali 360 ore /anno), una quantità di polveri finisce per inquinare l’aria.
Elettrofiltro 2
Infatti il documento prosegue “se nonostante le azioni correttive messe in campo il numero di manutenzioni effettuate all’elettrofiltro nel corso del 2019 non dovesse rientrare entro i limiti previsti dalla normativa vigente, dovrà essere installato, entro la fine del 2020 un secondo elettrofiltro . Il problema è che l’azienda ha già annunciato che andrà via da Trezzano e diventa difficile pensare che spenda risorse finanziarie per adeguare impianti che ha deciso di dismettere.
Misurazione delle polveri
Non solo. Entro 30 giorni dalla data di notifica del provvedimento, la Vetropack deve “realizzare gli opportuni accorgimenti utili per effettuare la misurazione dei dati di concentrazione dei parametri Polveri, NOx (ossidi di azoto e loro miscele) e SO2 (biossidi di zolfo) a monte del sistema di abbattimento” e le misurazioni “dovranno essere effettuate in caso di fermata dell’elettrofiltro per manutenzione, in modo tale che i valori siano coerenti con lo stato di funzionamento dell’impianto”. Significa che è necessario misurare ciò che viene espulso dagli impianti quando il filtro è spento.
Monitoraggio off line
L’azienda dovrà anche effettuare il monitoraggio off-line delle concentrazioni degli inquinanti, utilizzando i metodi di campionamento individuati nell’Autorizzazione Integrata Ambientale e “caratterizzare compiutamente l’emissione di SOx (che ha una tossicità tossicità acuta e corrosiva), determinando anche il parametro SO3 (anidride solforica”. Alcuni dati dovranno essere trasmessi ad Arpa Lombardia anche con valori medi orari.
Il serbatoio
Per quanto riguarda l’inquinamento del suolo, entro 6 mesi dovrà essere dismesso un serbatoio interrato contenente gasolio per autotrazione sostituendolo con altro fuori terra dotato di tutti gli opportuni presidi (doppia parete o bacino di contenimento, allarme, contatore di livello) ed effettuare una indagine ambientale che verifichi eventuali pericoli provocati dalla parete “non a tenuta del serbatoio” di cui sopra.
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