
L’intelligenza artificiale entra sempre di più nei laboratori dell’Humanitas di Rozzano. Ma non per sostituire i medici. L’obiettivo è un altro: aiutare i ricercatori a trovare nuove cure in tempi più rapidi, proteggendo allo stesso tempo la privacy dei pazienti. L’Humanitas ha infatti sviluppato una piattaforma in grado di creare i cosiddetti “dati sintetici”, cioè informazioni generate dall’intelligenza artificiale che si comportano come quelle dei pazienti reali, ma che non appartengono a nessuna persona esistente. In pratica, è come costruire migliaia di “pazienti virtuali” con le stesse caratteristiche cliniche di quelli veri. I ricercatori possono così studiare l’evoluzione delle malattie, confrontare le terapie e progettare nuovi studi senza dover utilizzare direttamente i dati sensibili dei malati. «Questo sistema permette di accelerare la ricerca clinica mantenendo i dati reali all’interno dell’ospedale e garantendo il massimo livello di sicurezza», spiegano dall’Humanitas.
Dai tumori del sangue alle malattie del fegato
La tecnologia è stata sperimentata inizialmente nelle leucemie e nelle altre malattie del sangue, ma oggi viene utilizzata anche per patologie del fegato come l’epatite Delta e la colangite biliare primitiva, due malattie rare per le quali è spesso difficile trovare un numero sufficiente di pazienti da coinvolgere negli studi clinici. Grazie ai dati sintetici, invece, i ricercatori possono creare gruppi di pazienti virtuali che riproducono fedelmente il comportamento delle persone realmente colpite dalla malattia, rendendo gli studi più completi e affidabili. I primi risultati sono stati presentati al congresso europeo dedicato alle malattie del fegato, svoltosi a Barcellona.
Cure sempre più personalizzate
Secondo gli specialisti dell’Humanitas, questa tecnologia potrebbe rappresentare un passo importante verso una medicina sempre più personalizzata. Oggi uno dei principali ostacoli alla ricerca è infatti la difficoltà di raccogliere grandi quantità di dati clinici, soprattutto quando si studiano malattie rare. I dati sintetici consentono invece di ampliare le informazioni a disposizione degli scienziati senza compromettere la riservatezza dei pazienti. L’obiettivo finale resta quello di sviluppare diagnosi più precise, terapie più efficaci e strumenti capaci di aiutare i medici a scegliere il trattamento migliore per ogni singolo paziente. La piattaforma, nata all’interno dell’Humanitas AI Center, sarà ora messa a disposizione di tutti i ricercatori dell’istituto, con l’obiettivo di accelerare gli studi in numerosi settori della medicina.













