
È finalmente iniziata la seconda fase dell’intervento sul Naviglio Grande, dopo lo sversamento di sostanza oleosa avvenuto venerdì 4 settembre nella zona di Pontevecchio, a Magenta. Dopo le operazioni d’emergenza per contenere la macchia e mettere in sicurezza il corso d’acqua, ora si passa al trattamento del materiale recuperato. A occuparsene è Ecoroe, società intervenuta con la propria piattaforma per trattare il refluo raccolto durante le operazioni di bonifica. L’obiettivo è separare la componente acquosa da quella idrocarburica e procedere successivamente al recupero delle due frazioni.
Il bilancio delle operazioni, al momento, è significativo: dall’inizio dell’emergenza sono state estratte circa 500 tonnellate di rifiuto. Un quantitativo che ora deve essere sottoposto al trattamento necessario per separare e recuperare sia l’acqua sia il gasolio.
L’inchiesta della Procura
Mentre prosegue il lavoro sul campo, sul fronte giudiziario è stata aperta un’indagine. La Procura di Milano ha infatti aperto un fascicolo per inquinamento delle acque, al momento a carico di ignoti. L’inchiesta è coordinata dalla pm Giulia Floris, sotto la supervisione del procuratore di Milano Marcello Viola. L’ipotesi di reato è ancora generica e saranno necessarie le prime relazioni tecniche e soprattutto gli esiti delle analisi per stabilire con maggiore precisione che cosa sia accaduto e quali eventuali responsabilità possano essere individuate. Le indagini sono affidate ai carabinieri delle stazioni di Magenta e Abbiategrasso.
L’allarme scattato a Pontevecchio
L’emergenza era iniziata nel pomeriggio di venerdì 4 settembre, quando a Pontevecchio di Magenta era stata segnalata la presenza nel Naviglio Grande di una sostanza oleosa, presumibilmente gasolio. Lo sversamento era stato rilevato mentre erano in corso lavori sulla rete fognaria cittadina. Secondo la ricostruzione fornita da Cap, durante le attività programmate di manutenzione della fognatura era stata individuata la presenza di idrocarburi, che aveva compromesso il funzionamento della rete. Da qui l’intervento per controllare la rete e procedere alla bonifica della vasca, con l’obiettivo di riportare la fognatura alla normale funzionalità.
La pista del camion e quella dell’oleodotto
Nei giorni successivi allo sversamento è circolata anche l’ipotesi della presenza di un misterioso camion che avrebbe potuto scaricare il gasolio nel Naviglio. Un’ipotesi che, alla luce del quantitativo recuperato, appare però tutta da verificare. Cinquecento tonnellate di idrocarburi sono infatti un quantitativo enorme: considerando una capacità di circa 25-30 tonnellate per mezzo, sarebbero necessarie indicativamente una ventina di autocisterne o autoarticolati per trasportare una quantità simile di materiale. Un via vai di mezzi di questa portata difficilmente sarebbe passato inosservato. Resta quindi sul tavolo anche un’altra possibilità, che dovrà essere verificata dagli investigatori: quella di uno sversamento riconducibile a un oleodotto.
Al momento, però, sono soltanto piste investigative. Saranno le analisi, gli accertamenti tecnici e il lavoro degli inquirenti a chiarire l’origine di quelle centinaia di tonnellate di idrocarburi finite nel Naviglio Grande. Intanto la priorità resta il recupero e il trattamento del materiale già estratto. Il passaggio dalla fase di emergenza a quella di separazione e recupero rappresenta un ulteriore passo per completare la bonifica e ridurre l’impatto dello sversamento sul corso d’acqua.













